I colpevoli

Legale, ma giusto e anche morale? Romanzi di diritto

IL LIBRO. «I colpevoli», Longanesi: casi aperti
Von Schirach, avvocato e narratore racconta tutte le facce della colpa

Ferdinand von Schirach

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  • Ferdinand von Schirach, giovane avvocato-scrittore tedesco che dai casi criminali sforna bestseller a ripetizione, con I colpevoli (titolo originale Schuld, Longanesi, 179 pagine, 14,90 euro, traduzione di Irene Abigail Piccinini) torna a condurci in un mondo inquietante e contraddittorio. La vita di tutti i giorni, fatta di orrori e perversioni, se osservata attraverso la lente della giustizia. Intento dell’autore, nelle sue parole, «mostrare le molteplici sfaccettature della colpa». Una specialità tedesca: con il suo romanzo Il caso Collini, von Schirach aveva già saputo mettere nel mirino, per esempio, il passato nazista del suo Paese, lui che è nipote di Baldur von Schirach, gerarca nazista processato a Norimberga. Di episodio in episodio, procedendo nella lettura di questa raffinata opera, espressa in stile di prosciugata eleganza, saremo costretti a porci interrogativi scomodi: è giusto assolvere una moglie che ha ucciso il marito, solo perché lui era crudele e violento? E ci si chiederà perché, se l’assassino accidentalmente ha eliminato un serial killer, l’omicida meriti comunque di essere punito in maniera esemplare. Ma come accettare una legittima strategia difensiva basata sul silenzio, se questo finisce per proteggere i colpevoli di uno stupro e assassinio di gruppo? Sono casi che un penalista incontra nelle aule di tribunale, ma «la letteratura è sempre più vera di un atto giudiziario», avvisa l’avvocato-scrittore. «Naturalmente, ho cambiato nomi, luoghi, persone: come avvocato sono tenuto al segreto professionale. Nel racconto Festa in piazza non è che abbia importanza se questo stupro di gruppo sia avvenuto a una festa di paese o su un carro da carnevale che avanzava tra la folla. A esser cruciale è il tono di fondo di questo caso, il concorso di circostanze, il momento tragico. Un tono che ciascuno sente a modo suo. Il giudice che legge il mio racconto e ha deliberato, probabilmente direbbe che il caso è stato completamente diverso». Il lettore non smette di chiedersi quali siano i limiti della giustizia. Inevitabile ripensare al grande giurista e filosofo austriaco Hans Kelsen: il diritto stabilisce se una norma sia legale; che sia giusta o ingiusta, è questione morale; se sia opportuna o no, è una scelta della politica. Ritorna in ogni aula di tribunale, come nel Sinedrio, quella domanda di Pilato: ma cos’è la verità? Schirach ha il merito di trasformare in appassionante realtà romanzesca queste questioni eterne. Afferma di avere molto amato scrittori quali Kafka, Hemingway, Capote e Carver. Qualche critico lo ha paragonato a Friedrich Durremmatt, il drammaturgo svizzero morto nel 1990, ma come i grandi è semplicemente maestro di sé stesso. In questa nuova raccolta si legge anche la denuncia nei confronti di casi rimasti irrisolti per umana imperizia, o insufficiente acume di chi giudica. Si raggiunge il virtuosismo se, dopo aver viaggiato dentro un mondo di efferato squallore, l’epilogo dell’ultimo episodio, Segreti, sa essere ironico, quasi divertente, da strappare un mezzo sorriso.
Grazia Giordani

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7 responses to this post.

  1. Un autore coi fiocchi e i controfiocchi

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  2. Da come lo descrivi, penso proprio che sia coi fiocchi e controfiocchi.
    In effetti io penso che ci si debba porre un dubbio etico: la legge ca applicata alla lettera o il giudice la deve adattare a ogni storia? Von Schirach, da come descrivi i vari casi, costringe il lettore a porsi questa domanda e sotto sotto pensa che si debba essere flessibili nell’applicazione.
    Sempre interessanti sono le tue recensioni.
    Felice serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. E’ sicuramente un autore che merita attenzione: si evince dalla tua impeccabile recensione. Gli avvocati penalisti scrittori hanno del materiale dal quale attingere e inserendo intrecci e parti romanzate ci propongono storie vere sulle quali riflettere, mi ricorda Gianrico Carofiglio, ora non so chi sia più bravo.
    Grazie cara, vedo che anche al mare continua l’attività letteraria.
    con affetto
    annamaria

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