Il caso

IL CASO CONRAD

CLASSICI. Torna il romanzo di Joseph Conrad a 100 anni dall’uscita
Adelphi ripropone «Destino» in una nuova traduzione più giusta fin dal titolo, «Il Caso». Infatti è storia in una polifonia di voci su come la fatalità domini le vite

Joseph Conrad (1857-1924) pubblicò nel 1913 Destiny, ora in libreria nella nuova traduzione: Il Caso

Joseph Conrad (1857-1924) pubblicò nel 1913 Destiny, ora in libreria nella nuova traduzione: Il Caso

Con il titolo Il Caso, Adelphi ripropone nella nuova traduzione di Richard Ambrosini Chance di Joseph Conrad (400 pagine, 20 euro). Più indovinato l’attuale titolo: nella passata edizione si chiamava Destino, e spesso dal titolo dipende anche la fortuna di una libro. Non era male Gatsby il magnifico, ma c’è voluta Fernanda Pivano e la sua famosa traduzione del capolavooro di Francis Scott Fitzgerald, a partirte proprio dal nuovo titolo dell’opera, perché anche gli italiani scoprissero Il grande Gatsby. Il Caso, dunque, proprio perché la casualità, nelle intenzioni dell’autore, permea tutta la struttura del grande romanzo. Per associazione d’idee, vien fatto di ripensare a Thorton Wilder, quando negli anni Venti pubblicò quel capolavoro, più volte tradotto in film, che è Il ponte di Saint Louis Rey. Sarebbe interessante, va detto, un repêchage anche di questo romanzo, da parte di Adelphi, ormai specialista in questo ramo della letteratura riscoperta. Preziosa la nota iniziale di Conrad che sottolinea, fra l’altro, la forza possente del «puro caso, assolutamente irresistibile, per quanto si manifesti spesso in forme delicate, quali ad esempio, il fascino, reale o illusorio, di un essere umano. DIFFICILISSIMO, sostiene l’autore, «ravvisare con una qualche certezza l’imponderabile, ma oserei dire che sia stata Flora de Barral la vera responsabile di questo romanzo, che in effetti racconta la storia della sua vita. La mia indecisione», continua la nota confidenziale di Conrad ai lettori, «era al suo culmine quando Flora de Barral mi passò davanti, ma così veloce che sul momento non riuscii ad afferrarla». Sempre nella nota iniziale, leggiamo un’intelligente riflessione sulla scrittura, che evidenzia come l’intera storia dell’umanità potrebbe essere scritta su una cartina per sigarette, se solo lo scrittore assumesse il necessario distacco; capacità che Conrad riconosce di non possedere, poiché fa suoi i casi e i destini dei suoi personaggi, maestro come ci appare, ancora una volta, nel maneggiare l’imponderabile dell’umano destino. Contrariamente al solito, lo scrittore, di cui in anni giovanili abbiamo letto Lord Jim, Tifone e Cuore di tenebra, dà tanto spazio a una figura femminile e a problemi legati alla donna del suo tempo. Nel 1913, quando uscì per la prima volta, questo maxi romanzo — attraversato da temi a quel tempo molto sentiti, ma sempre attuali come la speculazione finanziaria e il femminismo — riscosse grande successo di pubblico e sarà interessante riscontrare se un’opera così tortuosa, fatta di conversazioni e punti di vista intrecciati e sovrapposti, potrà godere oggi di altrettanto gradimento da parte dei lettori nostri contemporanei. Flora de Barral, eroina del romanzo, è figlia di un banchiere rovinato dalla speculazione. Finito in carcere, lascia la figlia in balia di personaggi solo apparentemente interessati al suo benessere. La giovane capisce in fretta di poter fare affidamento solo sulle proprie forze e sul proprio coraggio. Passata di mano in mano da un’antipatica istitutrice, a un cugino del padre, per finire alle cure dei coniugi Fyne, suoi vicini di casa, finalmente spera di aver trovato soluzione ai suoi guai, sposando il capitano Anthony, fratello di Mrs Fyne. Con il marito e con il padre, scarcerato, la protagonista principale del romanzo inizia un viaggio per mare. Ma non c’è pace per lei. Le sue vicende le apprendiamo da una voce fuori campo che lega e collega la polifonia del racconto a più voci, fra cui spicca quella di Marlow, alter ego dello stesso Conrad. La stessa vicenda e la stessa Flora ci viene quindi narrata secondo angolazioni diverse, a seconda della sensibilità del personaggio che l’espone, sbalordendo piacevolmente il lettore che crede di rincorrere la verità riflessa nel volubile gioco di specchi. L’impasto lessicale è ricco, sfarzoso, onirico, persino ridondante. Che effetto potrà mai fare alle nuove generazioni di lettori, abituati a un linguaggio da sms? Magari potrebbe farli rinsavire, facendo veder loro cos’è l’alta letteratura.
Grazia Giordani

 

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10 responses to this post.

  1. Capolavori sempreverdi

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  2. Di Conrad ho letto Cuore di Tenebre ma Destino (ora ribattezzato Il caso) non ne ero a conoscenza. E’ uno scrittore non facile da leggere ma sicuramente sorretto da un prosa superba (di Cuore di tenebre avevo l’originale inglese e quasi era più facile leggere quello che la traduzione) per i suoi intrecci psicologici e le sue analisi profonde della psiche umana.
    Penso che questo romanzo sia veramente da leggere e gustare.
    Buone vacanze.
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Buone vacanze, carissima, e grazie per questa superba proposta letteraria.
    Un abbraccio e a presto.
    annamaria

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  4. …”l’intera storia dell’umanità potrebbe essere scritta su una cartina per sigarette, se solo lo scrittore assumesse il necessario distacco”…

    questa affermazione potrebbe essere condivisa solo se letta come una metafora che mira ad evidenziare la pochezza umana. la scrittura è comunicazione, elaborazione, approfondimento, condivisione emotiva, percezione, aspetti NOBILI dell’umanità, io considero virtuoso uno scrittore capace di descrivere le sei facce di un dato riempendo duecento pagine senza annoiare.

    questo tuo blog meriterebbe un numero elevato di visite e commenti, purtroppo la blogsfera non premia la cultura

    TADS

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  5. mi stai premiando tu, tads,e questa è grande soddisfazione.
    g

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  6. Posted by wolfghost on 1 luglio 2013 at 16:18

    eheheh ho dei dubbi che ci riesca, con qualcuno forse! 😀 Ormai i giovani non usano nemmeno più gli SMS, vanno di WhatsApp 😉

    In effetti c’è una bella differenza tra Destino e Caso. Io ho sempre “creduto” nel secondo, anche se, visto che per definizione il Destino è inconoscibile, in fondo fa poca differenza. Avevo scelto il Caso perché perlomeno c’è più il barlume della possibilità di una scelta, se non altro come reazione. Se invece si da per scontato che è tutto scritto… perché assumersi delle responsabilità? 😉

    http://www.wolfghost.com

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