La nemica e Siamo stati felici di Irène Némirovsky

Ci rendiamo conto del fatto che, per lanciare un nuovo scrittore o riscoprirne uno oscurato da luttuosi eventi, com’è accaduto ad Irène Némirovsky (Kiev 1903, Auschwitz 1942) – sia d’obbligo, da parte delle case editrici – partire dall’alto con opere capolavoro come Suite francese, David Golder o Il calore del sangue solo per citarne tre tra gli splendidi libri di questa autrice, che Adelphi in primis ha avuto il privilegio di farci conoscere. Quindi, mantenere un climax così elevato ed in continua ascesa, pubblicando anche opere giovanili, non è facile. Purtuttavia, quando una scrittrice è geniale, anche nelle sue opere minori si avverte il colpo d’ala di chi sa volare alto. E lo diciamo anche al riguardo de La nemica (Titolo originale L’Ennemie, Astoria, pp.126, euro 12, traduzione di Cinzia Bigliosi), uscito per la prima volta in Francia nel luglio del 1928 sulla rivista letteraria Les Oeuvres libres, dell’editore Fayard, con il nom de plume Pierre Nérey, anagramma del vero nome proprio delle Némirovsky (Irène-Nérey). Il tema della riprovazione, potremmo dire odio nei confronti di una madre frivola, egoista ed infedele, forse qui ha toni più esacerbati e pieni di livore di quanto raggiungerà in opere più misurate e mature quali Jezabel  e il già accennato David Golder. In questo romanzo giovanile, non solo la figlia – che prenderà il nome letterario di Gabry –  tradisce la madre, portandole via l’amante, ma addirittura – punizione delle punizioni per chi le sopravvive -, si suicida. Dal diario dell’autrice è possibile trarre tutta l’escalation di questo sentimento furioso da parte di Gabry nei confronti di Francine , di questa madre – perenne tarlo nella vita e scrittura della Némirovsky – una cattiva madre che non sa accettare l’avanzare degli anni che è parossistica cultrice della propria sfiorente bellezza, dedita a soddisfare i suoi capricci, assente ne La nemica –  quando muore – seienne, la figlia Michette. La finzione letteraria qui prende addirittura il sopravvento sulla realtà autobiografica.    Non dobbiamo dimenticare che in Jezabel – questa madre fuori dai canoni – addirittura falsificherà i suoi dati anagrafici con un rocambolesco epilogo da lasciarci sbalorditi. La Nemica è dunque soprattutto una revanche, una velenosa vendetta nei confronti di una madre  poco madre nel senso nobile della parola. Pur essendo un romanzo dei primordi, si avvertono le letture dei classici e la cultura della giovane Irène, che sa già regalarci incisivi ritratti esteriori e ritratti dell’anima  conducendoci per mano fino al drammatico, catartico epilogo. (‹‹Ma Gabry vide che gli occhi di Charles, quei begli occhi pericolosi, luminosi, scuri e segreti come una notte italiana, non si distoglievano da Francine. Non si muoveva, non parlava. Ma la donna, come affascinata, abbassava il capo e il suo sguardo era luminoso, provocante, inquieto, immediatamente distolto››). Innumerevoli ancora gli scritti e i racconti non editi in Italia della russa-francese, ormai entrata nel gotha degli scrittori più amati dal mondo intero.

Con il titolo Siamo stati felici (Passigli, pp.157, euro 14,50, traduzione di Maurizio Ferrara e Gennaro Lauro) ci viene proposta una silloge di nove racconti, per la prima volta tradotti in italiano, protagoniste figure femminili, declinate in tutte le nuance  possibili dell’amore. Incontriamo giovani disincantate, di buona famiglia, come Christiane, che sembra tollerare la relazione del fidanzato con una donna importante, più avanti negli anni, e il dolente personaggio della prostituta Ginette, e Olga che non aveva mai più rivisto il suo amore. Un fitto bouquet di figure femminili, di varia estrazione sociale ed anagrafica, incorniciate in splendidi ritratti di donne che riflettono nello specchio della vita i ricordi legati ad un amore incontrato e vissuto, oppure solo vagheggiato o perduto, ma sempre marca inevitabile del loro destino. La felicità, le poche volte in cui la incontriamo in queste preziose pagine, brevi ma intensi respiri di vita, sembra essere un bene passato, cristallizzato nello specchio della memoria.Apparsi su alcune delle principali riviste francesi tra il 1933 e il 1942 – anno della sua tragica scomparsa – questi racconti furono dati alle stampe in contemporanea alle grandi opere come L’affare Kutilov (1930), Il vino della solitudine (1935), Jezabel (1936), I cani e i lupi (1940) che già avevano resa celebre in Francia e nel mondo la giovane scrittrice russa di lingua francese.

Grazia Giordani

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7 responses to this post.

  1. Prossimamente anche nel cartaceo

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  2. Quando parli di Irenem Nemirovsky ti si illuminano gli occhi e la scrittura diventa scintillante. E hai ragione. Questa scrittrice, che ho scoperto attraverso le tue recensioni mi è entrata nel cuore per quelle sottili analisi dell’animo umano che mi piacciono tantissimo.
    Ancora due splendidi commenti su due libri, che pur essendo minori mi pare di comprendere che non lo sono più di tanto.
    Un abbraccio serale
    Gian Paolo

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  3. Due proposte letterarie della scrittrice che adoro e come l’amico che mi ha preceduto ribadisco anch’io che ho conosciuto grazie a te, carissima, grazie alle tue superbe recensioni. Jezabel mi è piaciuto tantissimo, quindi troverò interessante “La Nemica”, e sicuramente anche la silloge di racconti “Siamo stati felici”.

    Grazie cara, ti auguro la buonanotte,
    un evento straordinario per me essere sveglia a quest’ora.
    Un bacio
    annamaria

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