Lo specchio

Lo specchio

Non aveva un’ esatta funzione, non un senso ben determinato, uno specchio appeso al muro in un punto poco illuminato dell’ingresso, posizionato in ombra – quasi a voler dire – che chi vi si fosse specchiato nascondesse il retro pensiero di volersi celare ai suoi stessi occhi. Eccessivi pensieri complicati, tortuose elucubrazioni le passavano nella mente, nate soltanto dalla posizione di quell’oggetto vecchiotto:  la lastra ferita da qualche incrinatura, la cornice senza proporzionato spessore, un po’ come le labbra “a salvadanaio” di certa gente che, per tale conformazione della bocca, ci appare crudele. Eppure, lei era fatta così. Da ogni cosa traeva conclusioni, non sapeva guardare, abbandonandosi al flusso del pensiero, a quello scorrere delle immagini nello schermo personale che ognuno di noi porta dentro. Che importanza poteva mai avere la posizione irrazionale di un oggetto che si sarebbe sempre potuto spostare, togliere di lì, magari per acquistarne uno più moderno, non segnato da macchie e insulti del tempo (ah, il tempo che passa e segna tutti noi!), mettendolo più in luce, proprio di fronte al caminetto, dove avrebbe riflesso il bagliore della fiamma, nei mesi invernali, tingendosi di un gaio fuoco. No, non lo avrebbe fatto mai e poi mai. Perché? Il fatto è che riteneva quella lastra, un po’ usurata dagli anni, un archivio di sguardi lì coagulati, pressati e indelebili come i ricordi che non si cancellano. Lì si era fissato lo chignon della nonna, argenteo, sovrapposto alla bella chioma ondulata della sua giovinezza; lì il velluto bruno degli occhi di Hena, sua madre (dicevano somigliasse a Merle Oberon; la ricordate ne La voce nella tempesta?) e ora, sempre su quella superficie in ombra, brillava il suo stesso sguardo obliquo ed eternamente ammiccante. Passato e presente si erano specchiati in quello stesso punto, lasciando brandelli di sorrisi appena sfumati, lame di dolore lì infitte come aghi acuminati, impossibili da estrarre. Il suo sorriso sopraffece le immagini passate, facendo posto allo splendido acquerello che lui le porgeva, dall’ingresso. Nel cuore dello specchio fiorì, d’incanto,  l’avorio caldo di una carnale gardenia.  (g.g.)

 

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8 responses to this post.

  1. La gardenia è il mio fiore prediletto.

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  2. Pure il mio. Tutti gli anni ne compro una pianta con la speranza di vederla rifiorire l’anno dopo. Niente, senza speranza.
    Dunque quello specchio, ormai un oggetto di antiquariato, ha visto passare tre generazioni e rimane lì nascosto a osservare chi entra e chi esce.
    Ho trovato il pezzo molto gradevole con qualche sfumatura di malinconia perché scandisce il trascoorere inesorabile del tempo.
    Buon pomeriggio, quasi sera
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Fare di un oggetto un racconto delizioso, questo vuol dire saper scrivere, carissima Grazia. Ogni angolo di una casa ha il suo vissuto e lo specchio più di tutti: contiene le immagini degli appartenenti di quella casa, di tutti coloro che si sono rimirati sin dall’inizio. Il tempo che scorre fissato in uno specchio, bellissimo.
    Un abbraccio e buon proseguimento di giornata.
    annamaria

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  4. ciao Grazia,
    perchè spostare sempre l’immagine?

    TADS

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