Affari d’arte a Parigi

AFFARI D’ARTE A PARIGI

MOSTRA. A Palazzo Roverella, a Rovigo, un’esposizione particolare
Un’intuizione fece la fortuna della Maison Goupil: vendere non solo dipinti originali ma anche le riproduzioni su incisioni, fotografie e stampe

Il dipinto di Edoardo Tofano Seuls: Goupil pretese che il titolo fosse Enfin… seuls

Il dipinto di Edoardo Tofano Seuls: Goupil pretese che il titolo fosse Enfin... seuls

È già prenotata dalla Francia, dal Musée des Beaux Arts di Bordeaux, la mostra che si può ammirare fino al 23 giugno a Palazzo Roverella a Rovigo. «Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo» sembra quindi avere un effetto boomerang che riempie d’orgoglio chi ha promosso e curato l’esposizione. Per la prima volta si possono vedere insieme le opere degli artisti italiani della seconda metà dell’Ottocento che lavorarono per la famosa Galleria Goupil di Parigi. Con abile strategia commerciale – vero precursore del marketing – Goupil accarezza ed asseconda i gusti del ceto borghese, collezionista compulsivo di quanto avrebbe potuto fruttare danaro, determinato con ogni mezzo a raggiungere più vaste fasce di mercato, privilegiando un genere facile da «salotto buono», quintessenza della borghesia. «Goupil è stato un antesignano delle più moderne tecniche commerciali», afferma Paolo Serafini, curatore della rassegna, «capace di registrare le preferenze del pubblico e addirittura di alimentarle, di indirizzarle. Non solo offriva ai pittori più importanti contratti di esclusiva, ma ne sponsorizzava le opere, presentandole in quegli spazi considerati il palcoscenico più prestigioso dove farsi conoscere, come il Salon, con cui aveva un rapporto privilegiato e di cui pubblicava i cataloghi. Naturalmente, dai suoi artisti pretendeva qualcosa di più. Il diritto di riprodurre le opere con le tecniche più diverse, dall’incisione alla stampa, alla fotografia, per raggiungere più ampie fasce di mercato e di intervenire direttamente sul loro lavoro». IL PUGLIESE Giuseppe De Nittis, che qui apre il percorso espositivo – di cui abbiamo particolarmente ammirato La route de Naples à Brindisi -, fu uno degli artisti ribelli, uno di coloro che non chinarono la testa alle imposizioni dittatoriali di Goupil. Tanto che, dopo breve tempo, rescisse il contratto. Edoardo Tofano, invece, deve aver ingoiato un bel magone quando Goupil lo ha obbligato a cambiare il titolo del suo Seuls (la tela rappresenta una coppia che si abbraccia dopo che tutti gli invitati al matrimonio se ne sono andati) – di cui conoscevamo infinite riproduzioni, non più esposto dagli anni Cinquanta – in Enfin… seuls, perché l’acume del geniale commerciante gli aveva fatto prevedere che una nota malinconica ne avrebbe inficiate le vendite. Più ubbidiente e allineato col patron, si è rivelato il livornese Vittorio Corcos, legato a Goupil per anni, cantore della femminilità, di cui basterebbe Le istitutrici ai Campi Elisi, icona della mostra, a sottolineare la finezza artistica. NON MANCANO le sorprese nell’esposizione rodigina che vanta un centinaio di opere proposte secondo un filo conduttore che assomiglia ad un racconto d’epoca, opere ritrovate in collezioni spesso lontanissime dall’Italia, inseguite dal curatore e dai suoi collaboratori con ostinato impegno. Vedasi il grande dipinto dell’orientalista Alberto Pasini, smembrato in tre quadri, pare dallo stesso Goupil, venduti a diversi acquirenti e qui per la prima volta nuovamente riuniti. Basterebbe pensare allo Sposalizio in Basilicata di Giacomo Di Chirico, ritrovato in Messico e qui esposto al pubblico dopo ben 136 anni. E vi sono opere mai prima esposte come Rhea di Raffaello Sorbi o La terrasse di Vittorio Corcos. E la meravigliosa tela La figlia di Jairo di Domenico Morelli. Particolarmente ammirata dal pubblico la sezione dedicata a Giovanni Boldini, di cui citiamo Grande route à Combs la ville, Indolence e Confidences e lo splendido ritratto Martha Regnier. La mostra è allestita grazie al contributo di Intesa Sanpaolo e Cassa di Risparmio del Veneto Coordinamento Generale Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il catalogo (240 pagine, 29 euro) è pubblicato da Silvana Editoriale. Un biglietto integrato al prezzo di 10 euro permette tra l’altro di visitare, oltre alla mostra di Palazzo Roverella, quella su «Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento» (capolavori di Bellini, Giorgione, Tiziano, Raffaello) in corso fino al 19 maggio al Palazzo del Monte di Pietà a Padova. Chi arriva a Rovigo per visitare «Il successo italiano a Parigi negli anni dell’Impressionismo» non dovrebbe però lasciarsi sfuggire l’occasione di visitare anche la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario Vescovile, allestita a Palazzo Roverella alla fine del percorso espositivo, godendo della magnifica collezione d’arte, ricca di grandi artisti veneti e di un nucleo d’importanti fiamminghi. Opere, in gran parte, mai prima esposte al pubblico.
Grazia Giordani

«Un’opera in ogni casa» Ne vendette 30mila

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    Alfred Goupil fondò la Maison Goupil nel 1829 insieme al mercante tedesco Rittner arrivando a vendere, nei suoi anni di attività, oltre 30 mila tra opere originali e riproduzioni. La Maison iniziò la sua attività trattando esclusivamente incisioni da capolavori d’arte antica e da opere contemporanee del Salon parigino e dal 1846 la Maison iniziò la vendita di opere d’arte originali. Nel frattempo erano state aperte le sedi di Londra e New York. Negli anni Sessanta dell’Ottocento, grazie all’apertura di una nuova sede a L’Aja in società con il mercante olandese Vincent Van Gogh (zio del pittore) e di altre a Berlino, Vienna e Bruxelles, la galleria divenne un punto di riferimento per collezionisti e mercanti. Negli anni Settanta e Ottanta, Goupil cavalcò con spregiudicata capacità la nascita del nuovo gusto borghese per il collezionismo d’arte: i nuovi ceti si avvicinavano alla pittura ricercando opere di grande qualità pittorica ed effetto e gli italiani erano proprio gli artisti che meglio rispondevano a queste esigenze. Con opere di piccolo formato, di grande impatto, piacevoli e di facile comprensione, divennero immediatamente un modello. Ogni casa francese ed europea doveva godere di un’opera d’arte, si trattasse di un dipinto originale o di una riproduzione fotografica o a stampa. Questo il programma perseguito da Goupil che acquisitava un’opera, la riproduceva con le più diverse tecniche e la diffondeva ovunque, rendendola popolare nel mondo. Goupil interveniva anche sulla creazione dell’opera, imponendo cambiamenti agli artisti e talvolta mutandone il titolo. Nel 1884 il fondatore Adolphe si ritirò e subentrarono Bossoud e Valadon, ma l’azienda mantenne fino alla chiusura nel 1919 il nome «successeurs de Goupil & Cie» a indicare l’importanza e la qualità raggiunti dal marchio. Tra i circa cento italiani che nella seconda metà dell’Ottocento ottennero un contratto alla Maison vi sono Giuseppe De Nittis, Alberto Pasini, Giovanni Boldini, Francesco Paolo Michetti, Raffaello Sorbi, Antonio Mancini. I loro nomi sono tutti impressi nei registri della Maison, documenti d’archivio conservati sia a Bordeaux che al Getty Research Institute di Los Angeles.

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3 responses to this post.

  1. Ho cercato di riprodurre l’intera pagina dell’Arena, Il giornale di Vicenza ee Bresciaoggi

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  2. Ci sei riuscita. Alla tua presentazione, magnifica è anche questa apparsa sui quotidiani.
    Mostra estremamente interessante.
    Serena serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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