Una macchia

Una macchia

 Ci credereste? Lo so che fate fatica a crederci, ma un momento di eros sia pure involontario, e certamente da me non voluto, può nascere anche da una macchia. Sì, da uno spruzzo di salsa rossa dentro cui nuotavano saporiti polipetti, adagiati sopra un canapè di polenta fumante.

Partecipavamo all’annuale cena promossa dall’Associazione della Stampa, mio marito ed io, e – al momento dell’antipasto – un mio gesto maldestro, ha spinto la forchetta contro il bordo del piatto, con le conseguenze di cui sopra. Premuroso, il consorte, ha dato di piglio a un fazzoletto intriso di acqua minerale e si è messo a strofinare la purpurea macchia caduta proprio al centro del mio petto, provocando una istantanea trasparenza sulla seta “rigatina” della mia camicetta di Armani, nuova di zecca.

La seta è più che mai ammiccante, per le trasparenze, e – attraverso la parte bagnata – ai miei dirimpettai era così possibile adocchiare  una porzione generosa della corsetteria, di quella zona, insomma, del mio abbigliamento che normalmente se ne sta buona buona sotto il vestito.

Per un certo tempo del pasto, ho visto i commensali di fronte seguire la fase dell’asciugatura, abbastanza rapida , devo dire, creandomi qualche imbarazzo.

«Potevo tenermi la macchia!» – pensavo tra me e me.

«Che simpatica macchia!» – ha detto a fior di labbra, uno dei miei dirimpettai più disinvolti.

E ho avuto timore, ad asciugatura finita, che mi spruzzasse a bella posta un po’ di sugo ancora dal suo piatto, affinché si ripetesse l’operazione…

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6 responses to this post.

  1. Banali fatti della vita . . .

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  2. E può una macchia ispirare a tal punto, dando la possibilità di creare un raccontino garbato, stuzzicante e gradevolissimo? Sì, se si possiede l’arte della scrittura.
    Buona serata, carissima.
    un abbraccio
    annamaria

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  3. Un racconto brevissiomo ma altamente simpatico che trae origine da un episodio che quasi rasenta la normalità. Però il crescendo dell’imbarazzo conseguente alla smacchiatura è reale e concreto e strappa un sorriso.
    Con la solita garbata autoironia hai trattato questo episodio banale.
    Serena serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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