La famiglia Karnowski

FENOMENI SINGER

SAGA. Adelphi traduce dopo 70 anni un vero romanzo-rivelazione Dopo Isaac, premio Nobel, è il fratello Israel Singer ad avere finalmente il successo meritato «La famiglia Karnowski» è degna dei Buddenbrook

All’ombra del Nobel: Israel Singer, fratello del più noto Isaac All'ombra del Nobel: Israel Singer, fratello del più noto Isaac
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  • Il fratello minore è il famoso Isaac. Non è da meno Israel Joshua Singer. Viene da chiedersi cosa provino i fratelli quando appartengono a una famiglia d’artisti in cui alcuni godono di gloria in vita, oscurando gli altri che pure meriterebbero la stessa luce: Emily Brontë, celebre post mortem mentre Charlotte lo è stata in vita, o Alberto Savinio, nei confronti del fratello Giorgio De Chirico. Il curioso pensiero si fa ancora più forte leggendo il poderoso capolavoro di Israel J. Singer, La famiglia Karnowski (498 pagine, 20 euro) che Adelphi propone nella bella traduzione di Anna Linda Callow, ed è già un fenomeno editoriale. Gli estimatori di splendide saghe familiari conoscono il celebre Isaac Bahevis Singer, premio Nobel, autore di quel gioiello di robusto impianto tolstojano, La famiglia Moskat, folto di personaggi sapientemente dipinti, atto a riproporci un mondo vitale e complicato, immerso nei suoi sogni, credenze e miti. La pubblicazione del romanzo del fratello maggiore, meno noto e in un certo senso oscurato dal minore, ha dunque il sapore di un evento. Si tratta di un grandioso romanzo che narra la storia di tre generazioni ebraiche, dal 1860 al 1940. Gli eventi si snodano abilmente descritti e la vita dei personaggi scorre come in una letteraria moviola, sotto i nostri occhi, dalla nascita alla morte, mentre l’autore sembra guardare lo svolgersi di vite e avvenimenti con occhio di patriarca. Sin dall’inizio, siamo indotti a pensare che questa saga familiare abbia poco da invidiare ai Buddenbrook per la ricchezza delle situazioni e per l’impianto narrativo classico e solidissimo, pronto a farci entrare dentro la storia di una realtà etnica, religiosa, culturale e sociale. L’incipit in Polonia, terra in cui gli ebrei parlavano yiddish, fa entrare il lettore in un mondo quasi fatato, accogliente, materno. Qui incontriamo David, il capostipite, che, all’alba del Novecento, lascia lo shtetl polacco in cui è nato, per dirigersi alla volta di Berlino, confortato dal suo tedesco impeccabile. Per lui la capitale germanica rappresenta la sapienza, la nobiltà, il meglio del meglio in tutti i campi. Sebbene parlassero yiddish, i Karnowski erano tuttaltro che provinciali, noti per il loro carattere ribelle e stimati per la vasta e intelligente erudizione. «La genialità era iscritta nelle alte fronti da studioso e negli occhi profondi e inquieti, neri come il carbone. Ostinazione e sfida si leggevano sui nasi forti sproporzionati che spiccavano beffardi e arroganti nei loro volti scarni». L’autore ce li fa vedere, questi Karnowski non allineati con nessun rabbino hassidico, cultori di scienze esatte e filosofia. David sposa Lea nella sua città prediletta e parla con lei soltanto tedesco, mantenendo questa lingua persino nei momenti più intimi dei più caldi slanci amorosi. «Ebreo tra gli ebrei, e tedesco tra i tedeschi» era il motto di David che andava costruendosi una fortuna in Germania, incurante del disagio dei familiari non ambientati quanto lui in terra straniera. Georg, il figlio di David, maturò rapidamente. Diventato medico, un ginecologo di grande fama, disubbidì al padre, sposando una delle sue infermiere, la biondissima e cristiana Teresa. Georg è quello che allora si diceva un ebreo assimilato, portato a pensare che il razzismo dei nazisti fosse una reazione a chi invece l’ebraismo lo ostentava. Il nazismo non tarda a entrare anche nella casa di Georg: lo stesso figlio Jegor non esita ad aderire al nazismo. Qui inizia la fatale parabola discendente perché il contraddittorio e nevrotico Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà a fatali conseguenze, in una New York inospitale e nemica, la contraddizione che innerva e percorre l’intera storia. Un’opera prodigiosa questo romanzo fiume che si legge con ammirata inquietudine, toccati anche dalle virtù profetiche che solo ai geni della letteratura è dato avere.
Grazia Giordani
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7 responses to this post.

  1. Splendido romanzo fiume

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  2. Di Isaac ho letto solo La famiglia Moskat (dopo un tuo articolo), non sapevo che anche il fratello scrivesse… di certo la tua presentazione entusiasta e l’accostamento ai Buddenbrook ne rendono davvero appetibile la lettura!
    un abbraccione

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  3. Di Isaac ho letto qualcosa molto tempo fa e non riesco a ricordare il tiutolo, forse scorrendo le sue opere sicuramente. Sapevo che ultimamente anche il fratello aveva pubblicato qualcosa di dui avevano detto meraviglie.
    Leggendo la tua recensione viene il desiderio di comprare questo romanzo monumentale, anche se l’accostamento ai Buddenbrook mi prude un pochino (non sono mai riuscito a leggerlo).
    Come al solito sei impeccabile nel descrivere i libri.
    Serena serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  4. Riabbracci degli abbracci a tutti voi.
    Smack

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