Una pedina sulla scacchiera ora anche nel cartaceo

Irène Némirovsky in tempi di crisi sa ancora stupirci

IL LIBRO. «Una pedina sulla scacchiera»
Spunti dalle cronache anni Trenta Bruciante attualità. E che stile

Irène Némirovsky

Irène Némirovsky

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  • Commenti Se pensavamo che Adelphi ci avesse ormai proposto tutto il meglio di Irène Némirovsky (Kiev, 1903-Auschwitz, 1942), leggendo Una pedina sulla scacchiera (Titolo originale: Le Pion sur l’échiquier, 173 pagine, 18 euro, traduzione di Marina di Leo), ci affrettiamo a cambiare idea, tanto prende l’attualità di questo romanzo, scritto nel 1933 e pubblicato nel 1934, pochi mesi dopo il suicidio di Serge Stavisky, lo spregiudicato affarista che aveva trascinato nella sua caduta buona parte della classe politico-imprenditoriale francese. Che gli scrittori traggano spunto, talvolta, dalla cronaca, non è una novità. Basterebbe pensare a Flaubert e Tolstoij che misero nero su bianco la storia delle più celebri adultere della letteratura mondiale, influenzati proprio da fatti di cronaca. Qui siamo negli anni Trenta della Grande Crisi. Protagonista della narrazione è Cristophe Bohun, la pedina che «viene manovrata sulla scacchiera, che per due o tremila franchi al mese sacrifica il suo tempo, la sua salute, la sua anima, la sua vita». Non ha iniziative, né ambizioni, né speranze, quasi si lasciasse trascinare da un piatto flusso dell’esistere. Lavora nell’azienda che il padre ha dovuto abbandonare, dopo un clamoroso fallimento, nelle avide mani del socio. Conosciamo il plutocrate ormai fallito e in preda a una tisi devastante che lo trascinerà alla tomba, verso l’epilogo del romanzo, ormai ombra di se stesso, in difficoltà a credere che fosse stato il Bohun dell’acciaio, il Bohun del petrolio, l’uomo del quale si diceva «dove passa lui crescono solo rovina e guerra». Cristophe non ha ereditato nessuna delle qualità, si fa pe dire, del padre. Si lascia trasportare dalla vita, senza viverla. Si lascia amare da Geneviéve, una moglie perfettina e supernoiosa, e da una cugina, Murielle, sua vittima sacrificale. Il suo concetto dell’amore e della vita, nel suo complesso, è alquanto squallido: «Sì, sarebbe bello se non richiedesse tante parole, carezze, bugie. È tutto così noioso. Vorrei partire. Ma da solo, per carità, da solo… Appena provi a fare un passo senti la catena. Poveri cani che siamo. Vorrei vivere, semplicemente vivere, non soltanto sgobbare. Forse tutte le creature, fin dall’inizio del mondo, hanno vagheggiato una felicità senza pensieri, come nell’Eden. Certo, non si può sfuggire alla vecchiaia, alla malattia, né alla morte, ma il lavoro, almeno la maledizione del lavoro dovrebbe esserci risparmiata». In seguito alla morte del padre, Cristophe trova una lettera nel cassetto della sua scrivania: una lunga lista di parlamentari, giornalisti e banchieri a cui il defunto James Bohun aveva elargito ingenti somme di danaro in cambio di una spinta al governo verso i preparativi bellici, al fine di evitare il crac finanziario. Che uso ne farà l’inerte protagonista? Resterà statica pedina sulla scacchiera o giocatore attivo nella sporca partita? Al di là della trama, condotta con la solita dolce perfidia di marca némirovskyana, la sapienza e finezza lessicale dell’autrice non finiscono di stupire.

Grazia Giordani

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5 responses to this post.

  1. Finalmente è uscita la mia recensione nei quotidiani cui collaboro

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  2. Accattivante e splendida recensione di una scrittrice che ormai amiamo per le sue innate capacità letterarie. Ella continua a vivere attraverso i suoi scritti, questo è il bello della scrittura di qualità, come per tutti gli artisti. Dopo aver presentato il protagonista e averci lasciato sulla decisione che lui dovrà prendere in seguito alla morte del padre, non ci resta che leggere il libro ed io lo farò molto volentieri, cara Grazia: ho già preso nota.
    Un abbraccio e buon tutto.
    annamaria

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  3. Il libro l’ho comprato ed è in pole position per essere letto.
    Dopo la tua recensione credo che mi darò da fare per iniziare la lettura.
    Sei veramente in bamba nel come porgi le tue recensioni dimostrando talento e bravura, ma soprattutto un grandissima stima in questa sfortunata scrittrice.
    Serena serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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