Liberà sognata

Con questo raccontino ho partecipato una ventina d’anni fa al concorso Il sogno di Natale, promosso dal settimanale AMICA. Avrebbe vinto chi, in poche righe, fosse stato in grado di esprimere il sogno più originale. Così, ho guadagnato un piccolo collier d’oro con brillantino.

LIBERTA’ SOGNATA

Vent’anni di carcere non sono riusciti a togliermi la voglia e la capacità di sognare, unico antidoto alla mia disperazione di reclusa: quasi una magia onirica che mi porta all’aperto, fuori da queste mura. Ho spesso la sensazione che il tempo entri dentro la mia piccola stanza e che resti, a sua volta, imprigionato, stagnante, senza via d’uscita. E’ per esorcizzare questi scuri pensieri che rivedo – come in una moviola – il volto sorridente di mia madre e il suo ditale d’argento che brilla sulla tela, mentre cuce e risento la voce di mio padre che parla, sereno, con le mie sorelle. Il quadrato di luce sbarrata della finestrella in alto, è sostituito dall’ampio balcone di casa mia, soffocato dai geranei in piena fioritura. Rivedo i campi da sci brillanti di neve dove andavo a gareggiare nei mesi invernali; sono assalita da profumi di passato: odori di cucina, di fiori, di corpi amati, di case amiche. Sogno di correre in prati infiniti, bagnati dalla luna, di rivedere l’uomo di cui sono ancora innamorata, fuori dalle sbarre, e di sedermi – accolta dal calore degli amici – ad una tavola imbandita con tovaglia di fiandra e brillio di porcellane e argenti. Dopo tanti pasti da carcerata, ho voglia di opulenza, di lusso, di cose che un tempo non mi interessavano, quando sarei stata in potere di averle. La cella comincia ad essere invasa dalle ombre della sera. Presto accenderanno la luce artificiale, devo sbrigarmi a sognare. Concentro il mio pensiero sullo sguardo intelligente del mio uomo, sul calore delle sue mani, sulle note profonde della sua voce che ha dentro il riverbero dell’organo di chiesa; rivedo il suo piccolo tic all’angolo della bocca, la cicatrice sul petto, il vello leggero sul dorso delle sue mani. Ascoltiamo insieme musica sacra: “La petite messe solemnelle” di Rossini ci riempie di tenerezza, di gioia quasi mistica. Parliamo a ruota libera della nostra vita passata, delle letture fatte a quattro occhi e un solo cuore, dei viaggi in Medio Oriente, di quella volta che a Parigi ci siamo persi, di quella volta che a Roma siamo rimasti chiusi in ascensore…. Ce la metto tutta perché il sogno non finisca, mentre fiori d’ombra si imprimono sulle pareti, malinconico giardino della mia carcerazione. Mi sforzo di non vederli, di sostituirli con i prati ricamati di brina della mia infanzia. La luce, accesa all’improvviso, mi ferisce la vista. Chiudo gli occhi e mentre sogno disperatamente mi sembra di sentire profumo di libertà. (g.g.)

 

 

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15 responses to this post.

  1. Sogni e immagini della mente, che cercano di vivere tra i fiori d’ombra e la luce artificiale che ferisce. Una storia che fa apprezzare, amare la libertà e la vita.

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  2. Un sogno di reclusa che esce dall’angusto spazio di una cella e vola lontano coi ricordi del passato. Nessun accenno pentimento ma solo memorie che lucidamente riaffiorano dallo spettro del passato.
    Notevole introspezione del pensiero dell’io narrante mentre si libra eterea nello spazio onirico.
    Il collier d’oro è veramente meritato.
    Felice serata
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  3. Un sogno descritto con eleganza e bravura, un sogno che prende per mano il lettore e lo porta al coinvolgimento.
    La libertà delle cose semplici, quelle delle quali godiamo ogni giorno, diviene preziosa quando non la possediamo, ecco in queste poche righe tu hai trasmesso bene il concetto.
    Il premio è giustamente meritato: non è facile in poche battute creare il sortilegio che rende partecipi, in pratica hai focalizzato il sogno ed è quello che chiedevano al concorso.

    Buona giornata, carissima Grazia,
    ti lascio un affettuoso abbraccio.
    annamaria*

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    • Mi gratifichi sempre, generosa Annamaria, anche per una vecchia cosuccia così da poco che – a suo tempo – mi ha dato soddisfazione.
      Bacio prefestivo.
      grazia

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  4. Sogni di reclusa…
    descritti come solo tu sai fare.
    a volte perfino una casa è una prigione.

    un abbraccio, buonagiornata e buon weekend
    cri

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  5. Premio più che meritato per la tua straordinaria bravura!
    Mi hai commossa profondamente.
    Un bacio*

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  6. Illustre Grazia, tutto ok?
    negarti il collier sarebbe stato un affronto.

    bellissimo testo, riporta la capacità e la forza di aggrapparsi alla vita attraverso i sogni, in questo caso gli stessi diventano spaccato di realtà e ossigeno per sopravvivere.

    TADS

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  7. Posted by wolfghost on 14 marzo 2013 at 17:08

    oh… capisco perche’ avevi vinto! E’ un racconto che tocca le corde dell’umano sentire, della compassione. Molto bello!

    http://www.wolfghost.com

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  8. oddio Grazia, sembra impossibile ma mi ero persa questa meraviglia… sono qui con le lacrime agli occhi e mi immedesimo in quel “sogno disperatamente” che mi appartiene, nonostante tutto… Non è importante il perché sia reclusa, quello che conta è il suo “espatriare” al di fuori di se stessa… mi ha emozionata e coinvolta, grazie 🙂

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