Fatma

L’eco della montagna

Fatma

Arrivare in auto, inerpicandosi su per la ripida salita, e incontrare subito Carlo che pareva magicamente sbucar fuori dal nulla, divenne una piacevole consuetudine per Helga. Spesso si recavano insieme a passeggiare nei boschi, dove raccoglievano erbe e frutta selvatica. Camminavano accostati, senza sfiorarsi nemmeno, appagati dalla piacevolezza dello stare insieme. Finalmente, in tutta spontaneità, la rottura con Sandro, la delusione e la solitudine del dopo, erano venute a galla, nei discorsi di Helga, in maniera naturale, senza forzature. Carlo sapeva ascoltare e comprendere, ma non sollecitava, non incalzava con domande. Il racconto fluiva come un’acqua troppo lungamente soffocata da massi rocciosi, come un corso sotterraneo che si liberava venendo alla luce.
A sua volta, la discretissima Helga non gli rivolgeva domande personali. Parlavano molto del romanzo che Carlo stava scrivendo, una trama complessa, dostoevskijana, dentro cui vivevano personaggi problematici, pieni di rovelli interiori.
«Strano – pensò Helga, man mano che si dipanava il racconto – che un uomo tanto sereno, all’apparenza, crei situazioni e figure talmente contorte.»
Ma non disse nulla, non fece notare la cosa, non era da lei invadere la privacy del suo prossimo e questo suo grande riserbo, purtroppo talvolta poteva esser preso per freddezza.
Tra loro, dunque, solo un’amicizia serena. Eppure Helga si era messa a pensarlo più di quanto non volesse ammettere nemmeno con se stessa. Quando si salutavano, stringendosi la mano, sperava che quelle dita intrecciate restassero più a lungo congiunte, e una volta che la mano di Carlo le aveva tolto una foglia caduta sul suo volto, aveva trattenuto il fiato per una frazione di secondo, turbata dal tocco di quelle dita virili.
I fine settimana si avvicendavano sempre molto simili; era solo il mondo esterno a mutare. Si arrivò così alle vacanze estive. Helga portò con sé in montagna un bagaglio più consistente e una speranza più viva di un legame maggiormente intenso con quell’amico che andava occupando porzioni ormai vaste dei suoi pensieri.
Sì, lo pensava, ormai non riusciva più a nasconderlo a se stessa.
Per la strada, a volte, si illudeva di vederlo in uomini che gli somigliavano appena.
In una libreria del centro, quando vide in vetrina un suo romanzo ristampato, corse ad acquistarlo e lo lesse con un’ansia che non le era propria, sperando di rubare – fra le righe – qualche frammento della sua interiorità, qualche spicchio del suo animo.
Era sempre lui ad andare a casa sua.
Stranamente, non le aveva mai contraccambiato un invito.
Solo una volta, l’aveva fatta entrare nel suo giardino, per offrirle la talea di un rosaio rampicante che lei aveva dato segno di ammirare.
La lettura del romanzo l’aiutò ben poco nell’intento che si era prefissa, e – a dire il vero – una scrittura così introflessa e una cifra letteraria tanto contorta, le procurava, se non noia, un po’ di sofferenza, perché amava libri più chiari e meno filosofeggianti.
Non avevano mai cenato insieme, ma una sera, tornati ormai all’imbrunire, da una delle loro passeggiate, timidamente, gli chiese se voleva dividere il pasto con le; «un risotto con i funghi che abbiamo appena raccolto» – precisò, quasi a mezza voce, in un sussurro – perché era molto imbarazzata.
Carlo l’aiutò a preparare la cena.
Aveva un modo tutto suo di disporre piatti e posate.
Mentre lei rimestava nel tegame, uscì fuori un attimo a raccogliere un mazzolino di fiori selvatici nel prato che poi dispose in un bicchiere; perfettamente in tinta con la tovaglia, diffusero nella stanza un aroma delicato, subito sopraffatto dall’odore dei funghi in cottura.
Fu una cena piacevole, anche se Carlo si dimostrò più silenzioso del solito.
Nel salutarla, ringraziandola, si chino a sfiorarle con un bacio la guancia e questo primo gesto di intimità, procurò ad Helga quasi un mancamento.

***

Il mattino dopo non lo vide, né sentì.
Era inquieta, ora si affacciava alla finestra, ora si sporgeva sull’uscio di casa.
Finalmente si decise ad uscire, sperando di incontrarlo.
Era una mattinata dal chiarore abbagliante.
Non ricordava di aver mai visto prima un sole tanto fulgido.
Il lago mandava lampi tra gli alberi, taglienti come lame acuminate.
La casa di Carlo le venne incontro; sembrava vuota, inanimata.
Le finestre erano socchiuse.
Attraverso la vetrata della veranda vide muoversi lentamente una figura femminile. Indossava un lungo abito fiorato, sormontato da un corsetto severo, senza scollatura; le mani erano scure; il volto coperto da una maschera.
Provò un brivido strano che assomigliava alla paura.
Fino a sera restò sola in casa, ripromettendosi di uscire dal suo riserbo, chiedendo notizie al suo amico, il più presto possibile, su quella strana visitatrice.
L’occasione si presentò l’indomani stesso.
«Ti ho vista ieri, nei pressi di casa mia e ho immaginato il tuo meravigliato imbarazzo; non ti avevo mai parlato di Fatma, perché è una storia dolorosa e difficile. L’ho conosciuta un anno fa ad Algeri. Porta una maschera in volto perché il marito, ritenendosi tradito, l’ha sfregiata col vetriolo Ho avuto pena della sua sorte.»

Grazia Giordani

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5 responses to this post.

  1. Siamo arrivati al quarto “capitoletto”.

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  2. La storia si fa intrigante con Helga che lentamente scivola tra le pene de”amore e Carlo pur essendo galante e discreto dimostra un alea di mistero che solo casualmente la donna intercetta.
    Perché Carlo pur dimostrandosi cortese rimane sulle sue? Perché tanta differenza tra quello che scrive e quello che si percepisce standogli vicino?
    Sono due quesiti che come lettore mi pongo ma credo che anche Helga si porrà.
    La storia prende corpo, diventa sempre più interessante e la curiosità cresce.
    Un abbraccio pomeridiano
    Gian Paolo

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  3. Credo che Helga andrà incontro ad una nuova delusione. Lo scrittore ha un atteggiamento poco chiaro, è sempre controllato, non si lascia andare e la presenza di quella donna con la maschera, della quale lui non ha mai rivelato nulla, fa presagire a qualcosa di diverso. La storia è molto interessante ed io attendo il seguito con ansia, bravissima Grazia.
    Ti auguro un buon proseguimento serale e ti lascio un affettuoso abbraccio.
    annamaria*

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