La preda

Crudele dolcezza Irène ricorda Balzac e Stendhal

IL LIBRO. «La preda» della grande Némirovsky
Un finanziere corrotto si innamora Lo narra chi conosceva quei tipi

11/11/2012

Zoom Foto

Irène Némirovsky

Parigi anni Trenta vulnerata dalla Grande Crisi è il fondale su cui scorrono gli avvenimenti narrati da Irène Némirovsky ne La preda (Adelphi, 212 pagine, 18 euro, traduzione di Laura Frausin Guarino). Protagonista è un giovane, Jean-Luc Daguerne, disposto a ogni compromesso pur di elevarsi dalla miseria a cui lo destina la nascita. Non è affamato di danaro, ma delle agevolazioni che la ricchezza può procurargli. Ha fame di successo, di potere e di rivalsa sociale. Raggiunge lo scopo attraverso un matrimonio estorto a una famiglia dell’alta finanza, politicamente compromessa. La penna prodigiosa di Irène, che per questo romanzo fu paragonata a Stendhal e a Balzac, non si limita a descrizioni fisiche del personaggio che l’ambizione disumanizza. Infatti, Jean-Luc cambia aspetto e tono di voce e a punirlo per la sua indifferenza al prossimo, nella smodata sete di successo, sarà un elemento da cui si credeva del tutto estraneo e lontano: l’amore. Così da predatore spietato diverrà egli stesso preda, senza scampo. Quando «la sua anima, come una nave nella burrasca è trascinata verso ignoti abissi», quando Jean-Luc scoprirà nel suo cuore «quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno d’amore di cui pensava di non conoscere nemmeno l’esistenza, proprio lui che sempre aveva sognato, senza scrupoli, di afferrare il mondo a piene mani», proprio lui, dopo le male azioni compiute si troverà di fronte all’impossibilità di farsi amare dall’unica donna nelle cui braccia abbia avvertito pace e redenzione. A questo punto, non gli importerà più nulla del successo e si chiederà che senso abbia avuto una vita così amorale, pur di raggiungere i suoi scopi. Il patto faustiano si rivelerà una presa in giro e il successo perderà tutta la sua luce ingannatrice. Lo splendido romanzo appartiene al filone francese della narrativa némirovskyana, ambientato nel Paese che l’accolse esule negli anni Venti, fuggita con la famiglia dalla Russia della rivoluzione. Parigi sembrava aver accolto con simpatia la sua famiglia di ricchi banchieri. Conoscendo dall’interno il mondo corrotto della finanza (vedasi il David Golder che, giovanissima, le fruttò strepitoso successo anche cinematografico e teatrale) sa tradurlo in trame smaliziate di romanzi attraversati dalle dinamiche più perverse che, proprio nel clima di famiglia dell’alta finanza, ha potuto toccare con mano. Scritto nel 1938, quando già nubi di guerra si addensavano all’orizzonte, la Némirovsky, accolta dalla Francia, ma pur sempre russa ed ebrea, dovette accettare per necessità di pubblicarlo su Gringoire (rivista poi riconosciuta come apertamente antisemita). Com’è ormai storia nota, nel 1942 sarebbe poi stata proprio la Francia, che mai le aveva concesso la cittadinanza, a consegnarla ad Auschwitz. Uno dei romanzi più forti e commoventi, con drammatico finale a sorpresa, condotto addirittura con allure di apologo, questo della grande russa-francese, una scrittrice che non finiremo mai di rimpiangere e che non finirà mai di stupirci anche per l’ossimoro della sua crudele dolcezza.

Grazia Giordani

 

Annunci

7 responses to this post.

  1. Struggente capolavoro

    Rispondi

  2. Buongiorno, cara Grazia, che gioia sapere di questa nuova pubblicazione della scrittrice che adoro. Ho terminato di leggere i tre racconti di Irene, quelli pubblicati dalla casa Ed. Castelvecchi e avrei voluto che fossero stati più prolissi come contenuto: non ci si stanca mai della penna della Nemirovsky, anzi non si vorrebbe mai smettere.
    La conquista del grado sociale superiore, per chi appartiene alla classe proletaria, porta alla sete di successo e di potere, oltre che di benessere. Una storia quindi interessante sia per la trama che per la narrativa di grande qualità.
    Grazie per questa superba recensione. Ti auguro una serena e bella giornata.
    con affetto
    annamaria

    Rispondi

  3. Sembra una casualità ma proprio un paio di settimane fa avevo scoperto altri romanzi o racconti della Nemirovsky. pensavo di chiederti un parere se valeva la candela acquistarli. Tra questi c’era la preda. Leggendo quello che hai scritto sono stati fugati tutti i dubbi. Credo proprio che l’acquisterò.
    Un abbraccio serale.
    Gian Paolo.

    O.T.
    Per Caffè letterario di dicembre la data del 9 può essere buona?

    Rispondi

  4. Sì, Gian Paolo.
    Teniamo buona la data del 9 dicembre.
    E grazie sempre del tuo affettuoso apprezzamento.
    Abbraccio domenicale.
    grazia

    Rispondi

  5. Posted by masticone on 15 novembre 2012 at 16:57

    ok mi hai convinto
    voglio leggerlo
    complimenti per il bellissimo blog

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: