Quella volta che La Pira mi prese per mano . . .

Alcuni dicono che a parlare di sé si corra il rischio di apparire autoreferenziali, altri sostengono che se si è stati spettatori o partecipi di fatti straordinari o almeno non banali, si abbia il dovere di parlarne o scriverne. Se frugo dentro i cassetti della mia memoria, stipi disordinati, dove i  ricordi tendono ad azzuffarsi tra loro, invocando un diritto di precedenza, ospiti di un paese straniero dove non tutti parlano la stessa lingua, emerge timidamente un flash del passato. Se fosse una fotografia, avrebbe ormai raggiunto quel viraggio seppia, lievemente patinato, che regala elegante valenza onirica a quanto ci siamo lasciati alle spalle, credendolo ormai del tutto consumptum, definitivamente concluso. Che ognuno di noi porti dentro la proustiana madeleine, non è certo una scoperta e prova ne ho avuto, ricevendo una cartolina da Pompei che rappresentava il famoso affresco della casa dei Vetti con Dedalo e Pasifae. È stato come se avessi sollevato un coperchio da una pentola arrugginita di cui avevo dimenticato l’esistenza. Eppure, quel viaggio a Pompei coi miei genitori mi aveva fatto vivere momenti d’incanto, estasiata dalle spiegazioni colte di mia madre e da quelle scherzose di papà, il suo secondo marito, che sosteneva non esserci bisogno di andare oltre, sotto quella infernale canicola, ‹‹tanto i ruderi sono tutti uguali . . .››. Proprio perché la mamma era al limite dello svenimento, sopraffatta da quell’agosto napoletano che faceva sudare anche i dipinti sui muri, uscimmo un attimo, alla ricerca di un po’ di refrigerio, prendendo posto, all’esterno in un luogo di ristoro. Sui tavolini, gremiti di stranieri, brillava l’invitante fiore di gelati multicolori e il ghiaccio suonava nei bicchieri una musica di consolazione. In fianco a noi, sedeva, solitario, un signore che a me parve un vecchio dallo sguardo malinconico, protetto da occhiali di foggia antiquata. A una ragazzina chiunque avesse superato i trent’anni, era normale che apparisse molto datato. I nostri sguardi s’incrociarono. Lo vidi illuminarsi di una luce benevola, accattivante, paterna. Certo, quel signore non aveva nulla delle mire trasgressive alla Nabokov, cultore di ninfette, che tanto aveva allarmato mia madre. Si alzò in piedi – e lo rivedo come al ralenti, usando la moviola della memoria – e, sporgendo il suo magro braccio verso di me, mi prese per mano, quasi si fosse creato un tacito accordo tra noi, quasi la sua spiritualità mi avesse contagiata.‹

‹ Cosa vuole quell’uomo da mia figlia? – gridò, con voce alterata mia madre››.

‹‹Stia tranquilla, signora, si affrettò a dire uno dei presenti: “È Giorgio La Pira, sindaco di Firenze Noi lo consideriamo un santo”››.

Per la prima volta disubbidienti alle raccomandazioni materne, le mie scarpette bianche alla bebè (a quei tempi le ragazzine si vestivano così) si avviarono felici, per mano a quello ieratico signore, verso il Santuario della Madonna di Pompei che teneva tanto a farmi visitare.‹‹Importantissimi gli scavi – mi disse – ma qui c’è una Madonna miracolosa a cui ti devi assolutamente avvicinare. Perché t’interessa tanto l’arte? – soggiunse – sei poco più di una bambina. ››

‹‹Ho quattordici anni e sono orfana di uno scultore di grande talento, morto trentacinquenne, quando io ero molto piccola, avevo un solo anno d’età. Forse, il senso artistico lo porto nel sangue››.

‹‹Ami la poesia?››

Per una fatata coincidenza, adoravamo entrambi D’Annunzio.

‹‹Tutti prediligono La pioggia nel pineto – mi disse – che è certamente il suo capolavoro, ma ci sono poesie sue, così dette minori, che parlano al mio cuore in maniera speciale, perché mi ricordano mia madre. Conosci Consolazione? È una lirica molto toccante, dagli ipercritici considerata stucchevole. Cercala nei tuoi testi scolastici. Mi commuovono soprattutto questi versi: ‹‹Sogna, sogna! Io vivrò della tua vita/In una vita semplice e profonda/io rivivrò. La lieve ostia che monda/io la riceverò dalle tue dita››. Ripresi fiato per dirgli, timidamente: ‹‹Sono versi molto commoventi. Ma lei, Signore, non ha accento del tutto toscano. Ho sentito che i suoi amici rispondevano alle proteste di mia madre, dicendo che è il sindaco di Firenze . . .››

‹‹Sono nato a Pozzallo in provincia di Ragusa››.

‹‹Oh! Mia nonna materna era di Ragusa . . .››

Nella vita, dunque, nulla sembra avvenire per caso.

Le nostre voci si ridussero a bisbigli, mentre entravamo nel sontuoso Santuario della Beata Vergine del Rosario. Mi parlò di Bartolo Longo. A questo punto i miei ricordi si fanno confusi, come se mi fossi persa dentro una strana beatitudine, cullata dal suono di quella sua voce sussurrata, lo sguardo ammaliato dal diadema che cingeva la fronte della Vergine, consapevole di star vivendo un momento irripetibile, dove le gemme più preziose erano le parole di quel mistico Uomo al mio fianco.

Grazia Giordani

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25 responses to this post.

  1. I ricordi tornano a galla proprio quando pensavi di averli perduti . . .

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  2. Parlando di sé non si corre il rischio di apparire autoreferenziali: si è autoreferenziali 🙂
    D’altra parte, parlando o scrivendo di un qualsiasi argomento si è autoreferenziali, pure scrivendo dieci volumi di racconti in terza persona, io credo. Come lo si è fotografando un filo d’erba. Es/pressione: dice la parola stessa.
    A scegliere te in mezzo a tutta quella gente, La Pira prese una delle sue (svariate) buone decisioni 😉

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  3. Troppo buona, Teresa,
    Un complimento uscito dalla tua tastiera è miele sulle mie ferite.
    (ho subito un nuovo intervento odontoiatrico, quindi è bene che io sia coccolata . . .)

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  4. Col tuo stile accattivante e scorrevole hai dipinto come un autentico pittore un momento della tua vita, un attimo fuggente che si è annidato nella memoria.
    Ricordi, sensazioni, emozioni sono racchiusi nelle parole che compongono questo post. E’ sempre piacevole e un vero piacere leggere i tuoi scritti.
    Un grande abbraccio
    Gian Paolo

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  5. che bello poter ricordare incontri simili!
    mi è parso di vedere la scena, tu così brava a tratteggiare fatti e persone che pare balzino dalla pagina.
    spero che i postumi dell’intervento si risolvano al più presto e che tu sia di nuovo bella e pimpante a offrirci i tuoi sapienti testi.
    un abbraccio grande
    buonanotte
    cri

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    • Sì, Cri, è veramente gratificante – a distanza di molti decenni – poter ricordare incontri di questo spessore.
      (Grazie per gli auguri “odontoiatrici”.
      Spero che gonfiore e grande ecchimosi si risolvano abbastanza in fretta, pur consapevole del fatto che “natura non facit saltus”).
      Bacionotte
      grazia

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  6. Posted by wolfghost on 29 settembre 2012 at 22:32

    Accidenti che ricordi! Che bello sapere di aver colpito una persona importante! Le risposte date, in particolare quella sul perché dell’amore per l’arte, sono davvero sorprendenti 🙂

    http://www.wolfghost.com

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  7. Sorprendente la risposta di una ragazzina e gratificante quella dell’amico Wolf a cui auguro felicenotte.
    grazia

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  8. Che storia bellissima, cara Grazia, hai fatto bene a riaprire quei cassettini, questo non è referenziarsi, ma raccontare la realtà di sé, modesta amica.
    Le coincidenze… i parallelismi hanno qualcosa di affascinante, come se quel noto signore fosse lì ad attenderti. Dopo svariati anni quel ricordo è ancora vivo nel tuo cuore. Pompei ha un fascino tutto suo, io ci sono stata una sola volta e ancora ne respiro la suggestività artistica.
    Buona domenica, di vero cuore.
    un affettuoso abbraccio
    annamaria

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  9. Carissima, ma come è bella questa pagina di ricordi! La Pira era fra gli uomini onesti che mio padre stimava immensamente: era un giusto.
    Mi piace trovare anche un’altra consonanza: Consolazione è la poesia che leggo sempre, quando voglio far capire l’altro volto di D’Annunzio, quello che sente il dolore della madre (e il proprio), un dolore/languore chiuso in un pallore autunnale.
    Un abbraccio di buona domenica.
    zena

    Rispondi

    • Zena mia, non potevano che esservi consonanze fra noi, visto il calore della nostra amicizia.
      (Una casa editrice di nicchia sta rieditando il mio Hena, con l’aggiunta di documenti d’epoca e fotografie. Penso sia pronto a Natale. Chi meglio di te potrebbe presentarmelo a Sermide? Anticipate grazie)
      Baciodomenicale
      grazia

      Rispondi

  10. Un racconto / ricordo toccante e intimo soprattutto perché vissuto da una ragazzina di quattordici anni. Potrebbe diventare un copione per una bella fiction

    Ti lascio a un bel giorno
    Sentimental

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  11. Cara Grazia,
    tutti gli scrittori parlano di se stessi, anche quando raccontano altre storie, quando parlano del mondo esterno, e quando attingono al fantastico che è dentro ognuno di noi. Questo pezzo, scritto con la tua ineccepibile bravura, mi ha fatto venire in mente
    “Vivere per raccontarla” e riflettendoci credo che tutti noi “dovremmo” raccontarla, a prescindere dal soggetto incontrato, se quest’ultimo è stato capace di darti tanto da ricordare ancora oggi con tanta emozione l’incontro, e di sapercelo trasmettere con altrettanta emozione.
    Grazie per il bellissimo ricordo.

    frantzisca

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  12. Quello era un vero uomo! Come altri della tanto vituperata prima repubblica. Adesso siamo pieni di ignoranti e di cialtroni.
    Splendido post!
    Un abbraccio.

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  13. Condivido, Alessandra.
    Affettuosa buonanotte.
    g*

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  14. conosco poco La Pira ma molto bene D’Annunzio,
    un mente illuminata e perversa custodita in uno spirito guerriero…
    mica ceci cicerchia

    TADS

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  15. Perchè non ricordare una cosa così importante? Anzi è la conferma che La Pira era veramente un grande….ciao Gino

    Rispondi

  16. Un abbraccio a Gino da Grazia

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