I falò dell’autunno

NOVITÀ

CLASSICI. «I falò dell’autunno», affresco spietato sulla fine di un’epoca
Irène Némirovsky, la grande scrittrice franco-russa morta nei lager, continua la sua fortuna postuma grazie ad Adelphi che sta pubblicando l’Opera Omnia DA IRENE

29/06/2012

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Irène Némirovsky (1903-1942): in libreria I falò dell’autunno

Non possiamo far a meno di pensare con rammarico a quanti altri pregevoli romanzi avrebbe potuto scrivere Irène Némirovsky (Kiev, 1903-Auschwitz, 1942) se la furia nazista non l’avesse stroncata. Il pensiero si avvalora, leggendo il bellissimo I falò dell’autunno (titolo originale Les feux de l’automne, 238 pagine, 18 euro) che Adelphi, intento a curare l’opera omnia dell’autrice, propone nell’accurata traduzione di Laura Frausin Guarino, con nota al testo di Olivier Philipponnat. Scritto a Issy-l’Eveque tra il 1941 e il 1942, uscito postumo nel 1957, il romanzo è stato tradotto a partire dall’ultima versione del testo ritrovata tra le carte dell’autrice; versione che — ricostruita grazie alle ricerche di una studiosa italiana, Teresa M. Lussone — è stata accolta nelle Oeuvres Completes apparse in Francia nell’autunno del 2011. Cuore del libro è un sogno, quello in cui, poche ore prima di morire, la vecchia nonna della protagonista vede se stessa prendere per mano la nipote e insieme a lei attraversare vasti campi in cui ardono dei falò. («Sprofondò in un sonno breve e leggero e si ritrovò in un luogo sconosciuto dove vedeva Thérèse venirle incontro. Lei la prendeva tra le braccia, le accarezzava il viso e le diceva… Oh, con quanta saggezza le parlava! Le spiegava il presente; le svelava il futuro. La prendeva per mano e camminavano insieme attraverso grandi campi in cui ardevano dei falò. Vedi, le diceva sono i falò dell’autunno; purificano la terra, la preparano per nuove semine. Voi siete ancora giovani. Nella vostra vita questi grandi falò non hanno ancora cominciato ad ardere. Si accenderanno. Devasteranno molte cose. Vedrete, vedrete…») La narrazione ruota soprattutto attorno a tre famiglie della piccola borghesia parigina: i Brun, i Jaquelain e gli Humbert. Siamo nel 1914 e Martial Brun, medico dai sani principi, sposa la giovane Thérèse. Matrimonio di brevissima durata perché Martial muore in prima linea, in guerra, cercando di salvare un malato. Bernard Jaquelain, coetaneo di Thérèse, si era arruolato, appena diciottenne, deciso a combattere eroicamente. Ma quello che vedrà al fronte, farà crollare le sue illusioni: solo distruzione, morte e dolore. Contemporaneamente a Parigi c’erano gli sfruttatori, i pescicani, quelli che facevano grossi affari proprio a causa della guerra. Tra costoro, Raymond Détang, sposo di Renée Humbert, rimasto in città per intrallazzare approfittando dell’occasione. La guerra porta inevitabili mutamenti anche nei costumi. La città non è solo cambiata esternamente. Sono la morale e il cuore della gente a essere mutati. Lavoro, risparmio, onore coniugale sono traditi anche dal giovane che credeva nella patria e nella grandezza della nazione. La vita piccoloborghese che i suoi familiari continuano a condurre gli ripugna. Gli piacciono gli agi di ogni tipo, il poker, le donnine. Cerca di recuperare il tempo perduto, accumulando con la massima fretta quanto più denaro gli è possibile. Il guadagno facile comprende raccomandazioni, complicità, mercati illegali, insomma tutte le scorciatoie lontane dalla sua rettitudine passata. Anche Renée, la moglie di Détang, lo accoglierà nel suo letto, mentre il marito lo assocerà ai suoi loschi affari. Bernard avrà un sussulto di ravvedimento sposando l’innamoratissima Thérèse (il personaggio più puro e delicato del romanzo). Avranno figli, vita serena, ma l’irrequieto personaggio rimpiangerà il passato ricadendo tra le braccia della maliarda Renée. Lo attende l’assoluta rovina, l’irreparabile caduta. Come un angelo purificatore la moglie lo riaccoglierà in famiglia. La seconda guerra mondiale è alle porte. L’autrice si addentra nel groviglio di sensazioni che abitano nell’animo umano, svelando la vera natura dell’amore, penetrando nei meccanismi di potere per restituirci, con mano maestra, la fotografia autentica di un’epoca alla fine.

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7 responses to this post.

  1. Dedicato a Gian Paolo
    g*

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  2. Grazie per la dedica. L’ho già messo nella lista dei desideri. Dalle tue note mi sembra un anticipo di Suite Francese, che ho apprezzato moltissimo per quell’analisi accurata dei sentimenti umani e delle emozioni.
    Ne prenoto la lettura. Al momento ne ho altri quattro da leggere. Con questo diventano cinque.
    Un abbraccio
    Gian Paolo

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  3. un piacere leggerti

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  4. Sei profonda e competente.

    Rispondi

  5. Altrettanto vale per te, Alessandra.
    g*

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