Racconti cinici

Il cinismo va coniugato con grazia al femminile

SPREZZATURA. Un repertorio di casi c(l)inici
Somerset Maugham, «uno dei primi nella fila dei secondi». Però un indiscusso campione nel narrare i vizi altrui, specie delle donne

31/07/2012

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W. Somerset Maugham con il suo busto realizzato al Dorchester Hotel di Londra nel dicembre del 1948

Uno dei primi nella fila dei secondi, secondo la celebre autodefinizione, William Somerset Maugham (Parigi, 1874-Nizza 1965) primeggia però in una cosa: il cinismo. L’autore è famoso per il pessimismo acre e freddo e l’ironia crudele con cui stigmatizzava i vizi e le stranezze degli uomini, in particolare delle donne, in una visione del mondo cupa. Noto soprattutto per l’opera autobiografica (continuamente ristampata) Schiavo d’amore, e quindi per Il filo del rasoio, Il velo dipinto e Pioggia, solo per citare alcuni fra i tanti libri di successo, Maugham fa ora di nuovo la sua comparsa in libreria con Storie ciniche (Adelphi, 221 pagine, 16 euro, traduzione di Vanni Bianconi). Scrittore e commediografo britannico pur essendo nato in terra francese, Maugham non ha mai smesso di interessare critica e lettori. I suoi romanzi hanno avuto, quasi tutti, celebri versioni filmiche con grandi attori e registi d’epoca. Per confermarci nell’opinione inerente la sua flagellante ironia, basterebbe ricordare quanto usava dire: «Deve essere un mio difetto, ma i peccati altrui non mi scandalizzano, sempre che non mi riguardino personalmente». Eppure, leggendolo con smaliziata cura, non tardiamo ad accorgerci che dentro al suo leggendario disprezzo vibra una nota di addolorata autoironia, strettamente confinante con la compassione, sentimento che dai critici gli è stato quasi sempre negato. L’infanzia difficile, la precoce morte dei genitori, il passaggio dalla Francia all’Inghilterra con le correlate difficoltà linguistiche, possono essere state le cause concomitanti del suo proverbiale cinismo che ritroviamo anche nella presente raccolta, seppur ammorbidito da una specie di comprensione, quasi solidarietà con le debolezze umane. Sono undici racconti quelli delle Storie ciniche, che si spingono divertiti, divertendoci, dentro l’apparenza e la realtà, i pettegolezzi, l’invecchiamento, l’illusione di attempate signore che sposano ragazzini; un vero carosello di strampalata umanità. Il nostro insaziabile viaggiatore spazia da una bettola di Vladivostok al bel mondo della Costa Azzurra, e il suo occhio spietato mette a nudo con sublime cattiveria, o anche con dissimulata compassione, intime tragedie e abissali fallimenti di un pittoresco campionario umano: impostori di lungo corso, madri efferate, coniugi assassini – tutti in balìa della casualità della vita e della cecità delle passioni. Come Elizabeth, «una giocatrice d’azzardo, una scialacquatrice e una donna lasciva»; o come Morton che, tornato in Inghilterra, si sentiva più solo che nella giungla. L’IMPRESSIONE, addentrandosi nella lettura, è che i personaggi siano tanto più veri in quanto tratti dalla sua vita multiforme di medico, scrittore, drammaturgo e agente segreto. Da una miscela di esperienze così composita, sull’onda di viaggi dalla Russia, al Mediterraneo, senza dimenticare l’insidioso Oriente, il bisturi del suo spirito d’osservazione si fa sempre più spietato, presentandoci una Louise, sedicente eterna malata, che in realtà seppellisce fior di mariti, sacrificando l’unica figlia. E poi una Jane, universalmente ritenuta insulsa, che diventa una pericolosa seduttrice, perché lo sguardo dell’autore si bea del paradosso, dell’inaspettato, dell’imprevedibile. Forse il più crudele dei racconti è Prima della festa. Siamo in un inamidato e convenzionale salotto dove la sfiorita Millicent non dimostra sufficiente dolore per la morte del suo Harold, parrebbe stroncato da una febbre tropicale mentre la coppia viveva a Kuala Solor, in Oriente. Lasciamo alla curiosità dei lettori lo svolgersi cruento della vicenda, con epilogo a sorpresa, non potendo tacere, nel contempo, la poesia con cui lo scrittore descrive quei luoghi esotici, con penna squisita. Negli undici racconti non abbiamo che l’imbarazzo della scelta nel pianeta donna, così tanto esecrato dall’autore, incontrando rappresentanti del mondo femminile capaci di essere spregiudicate, senza perdere l’onestà. In queste pagine incontriamo il dramma dell’invecchiamento, il potere del denaro, la fatuità della vita d’alto bordo, attempate signore che sposano ragazzini, altre che s’illudono di poterli sposare. Siamo stupiti da impostori schiavizzati dalle proprie bugie cui finiscono per credere. Le figure femminili sono protagoniste, così libere, spietate, sorprendenti, orientate con cinismo verso la concretezza della vita. E non possiamo negare che spesso siano spiritose senza saperlo, perché il loro involontario umorismo è proprio l’autore a rivelarcelo.

Grazia Giordani

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6 responses to this post.

  1. Con la chiavetta dal luogo di villeggiatura, è uno strazio collegarsi.
    Mi riprometto di contraccambiare le gradite visite al ritorno dalle vacanze.
    (Non so tacere la simpatica civetteria del “capo” che ha giocato nel titolo del pezzo col mio nome . . .)
    Un affettuoso abbraccio a tutti gli amici.
    grazia

    Rispondi

  2. Beh! la chiavetta è un bel gadget ma nulla più. La linea fissa è un altro mondo.
    Partiamo dal titolo. Il capo ha avuto una brillante idea unire Grazia al femminile. Titolo che sicuramente attira e stimola la lettura.
    Come al solito una lucida e stimolante recensione di un autore che ahimé fatico a leggere. Forse i racconti cinici riuscirei a leggerli ma non so. Comunque se io fossi in Adelphi, ti ricoprirei d’oro per come tratti le loro pubblicazioni, che fra l’altro meritano.
    Un buon proseguimento di vacanze e a risentirci a Settembre, anche con Caffè Letterario (può andare una data nella seconda metà del mese?).
    Un abbraccio
    Gian Paolo

    Rispondi

    • Grazie, Gian Paolo.
      A grandi linee, meglio a settembre.
      Sarò a Spina fino al cadere di agosto.
      Tu, dove sei, ora?
      Un affettuoso abbraccio.
      g*

      Rispondi

      • Per agosto ho pensato di lasciarti tranquilla a rosolare al sole.
        Dove sono? A Ferrara. Non ci penso proprio col caldo che c’è di mettermi un viaggio.
        A settembre al tuo rientro.

  3. Una raccolta interessante, dal modo illuminante in cui ne scrivi.
    Buone vacanze.
    🙂

    Rispondi

  4. Ops…il mio commento è riferito al post successivo.
    La colpa è di un salto di pagina sullo schermo troppo veloce.
    🙂

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