L’isola

Per una strana e forse tortuosa associazione di idee, L’isola di Sandor Marai, romanzo percorso dal brivido della fatalità (Titolo originale. “A zviget”, pp.174, euro16,50) che Adelphi – in procinto di pubblicare l’opera omnia del grande ungherese, ci propone ben tradotto da Laura Sgarioto – ci induce a ripensare all’eroina tolstojana,  ad Anna Karenina,  quando assiste alla scena straziante del vecchio maciullato  sotto le ruote di un treno, coincidente a quella che sarà poi la sua drammatica fine. Come a dire che il fato è in agguato malevolo anche per il professor Victor Henrik Askenasi che vedrà, nell’incipit della narrazione, la scena di un pazzo omicida preso dai gendarmi e quasi linciato dalla folla, soffrendone alla fine una sorte non del tutto dissimile.

Più volte abbiamo avuto occasione di sottolineare l’insuperato talento letterario di Marai espresso nel suo romanzo Le braci, ma dobbiamo dire che anche L’isola ha un suo fascino ricco di metafore, un vero viaggio dentro l’interiorità distorta di un cattedratico, un coltissimo grecista che sotto le apparenze del perbenismo iniziale, nasconde l’animo bacato  di un uomo capace di abbandonare moglie e figlia per unirsi a un’ equivoca ballerina russa, incontrata in maniera “sconveniente”. Eliz non ha certo maggior fascino della moglie, eppure Askenasi l’ha attesa fin dall’inizio a lungo, davanti al suo portone, aspettando il fatidico “Venez” – pronunciato in maniera incolore – dalla futura amante.

Forse, il quarantasettenne professore spera di trovare nella vulcanica ed estrosa ballerina la risposta ai suoi rovelli interiori, a una domanda  sul suo umano destino che da sempre lo assilla, rendendolo incapace di affetti profondi, tanto che ci appare maggiormente angosciato per la dimenticanza di un oggetto che per l’essersi volontariamente privato della famiglia.

Un bravo psichiatra avrebbe forse potuto prendersi proficua cura del suo caso, ma in tal modo noi saremmo rimasti, con rammarico, privi del romanzo di Marai.

Proveniente da Parigi e deciso a recarsi in Grecia, per un momento di salutare riposo, nella terra cara ai suoi studi, il professore cambierà programma, sostando piuttosto a Dubrovnik (la Ragusa degli anni Trenta), poiché lì sembra avere un ineluttabile appuntamento col destino.

Bellissime le descrizioni paesistiche dell’autore che sa farci vedere forme e colori della natura in cui incornicia l’azione e sa farci gustare l’atmosfera di un hotel un tempo lussuosissimo – L’Argentina -, ora un po’ decaduto, ma pur sempre pretenzioso, abitato da ospiti così ben delineati che ci sembra di esser seduti fra loro, alla loro tavola, partecipi di quel gossip d’albergo, tipico di chi si osserva a vicenda perché non ha di meglio da fare.

Askenasi è sempre tormentato dal rovello di una misteriosa risposta a una domanda ancor più enigmatica, un assillo che porta dentro, fastidioso come una ferita dell’anima, quando, in un pomeriggio di estenuante canicola, avendo deciso di andare a bussare alla porta di una straniera che lo ha provocato, pronunciando a gran voce il numero della sua stanza, richiedendo la chiave in portineria, sente che la risposta si sta avvicinando e che è giunto il momento di superare un estremo limite.

L’epilogo criminale ci lascia in bocca un fondo di angoscia, lo strazio sottile di non aver fatto nulla per aiutare il protagonista del romanzo, ovvero la consapevolezza della nostra umana impotenza, dell’ arida e diffusa  incomunicabilità che Marai sa dirci con toni tanto lugubri  quanto ricchi di affascinante enigma.

Grazia Giordani

Annunci

12 responses to this post.

  1. Avendo letto la bella e puntuale recensione del romanzo di Màrai, uscita dalla penna dell’amica Annamaria, mi è venuta voglia di riproporvi il mio pezzo uscito anni fa nei consueti tre quotidiani cui collaboro.

    Rispondi

  2. Ottima recensione come sempre. Il tipo di romanzo psicologico al quale ci ha abituati Marai, spinge ad osare sempre più nell’inquietante e dolorosa indagine alla scoperta di noi stessi. Ed è così che spesso la verità nuda e cruda ci si presenta davanti, senza fronzoli né appigli, tanto inaccettabile quanto inevitabile…
    un abbraccio

    Rispondi

  3. Riabbraccio, Maria, sempre generosa e acuta nei commenti.
    (Ho recensito anche “Il Gabbiano”, nella prima edizione Adelphi)

    Rispondi

  4. Buon pomeriggio, cara Grazia, che gioia leggere questa recensione, lo è sempre, ma oggi in particolar modo: come sai anch’io mi sono cimentata nella stessa recensione. Io non sono una critica letteraria del tuo calibro, cerco di scrivere le mie impressioni di lettura secondo quello che mi detta il cuore, per cui qui trovo più approfondimento e classe, quella che ti contraddistingue. Hai ragione, Grazia, il professore Askenasi avrebbe avuto bisogno di un psicologo, ma non avremmo avuto un romanzo come l’Isola, o forse io aggiungerei, Màrai scriveva storie psicologiche perché era lui stesso in conflitto con se stesso. Un amico di blog mi ha scritto che Màrai più che romanziere era un filosofo sofista di non facile comprensione. Per me la sua scrittura è scorrevole ma va riletta per seguirne il filo e non perdersi nei monologhi che ho ritrovato anche in questo romanzo, ma proprio per questo è un autore di culto che oltre che lasciare un messaggio arricchisce culturalmente per la sua scrittura di qualità.

    Ti lascio un abbraccio molto affettuoso e
    ti auguro un buon proseguimento domenicale.
    annamaria*

    Rispondi

    • La tua modestia è virtù rara, Annamaria. E io ti apprezzo molto anche perché riesci a render facili le cose difficili, oltre a dimostrare sempre una straordinaria dolcezza.
      Bacio del lunedì, amica mia,( pieno di rammarico per la lontananza geografica che ci separa)
      grazia

      Rispondi

  5. Marai non lo conoscevo ma poi me ne sono imbattuto con le braci e l’ho scoperto. Il tuo commento su questo romanzo di Marai, sempre sontuoso e pieno di sottili analisi sia sull’autore sia sui personaggi, mi stimola a recarmi in libreria per acquistarlo.
    Rimango sempre ammirato dell’abilità con la quale conduci i tuoi lettori sulle tracce di autori, che spesso il grande pubblico non conosce per nulla.
    Un abbraccio serale.
    Gian Paolo

    Rispondi

  6. Sei una certezza, come critica letteraria. Quando ho voglia di un consiglio per le mie letture, non ho che da passare in questo bel luogo.
    🙂

    Rispondi

  7. Mi fai inorgoglire coi tuoi graditi commenti, ioviracconto.
    grazie da grazia

    Rispondi

  8. Splendida recensione di qualche anno fa e oggi sei ancora più brava…..
    n caro abbraccio Gino

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: