Coral Glynn

Buia e tempestosa era la notte e il giorno è peggio

IL LIBRO. «Coral Glynn» da Adelphi e negli Usa
Misterioso e inquietante Cameron nel nuovo romanzo in stile gotico

25/05/2012

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Peter Cameron

Già l’alto gradimento con cui furono accolti Quella sera dorata (2006) e Un giorno questo dolore ti sarà utile (2007) ci ha fatto capire quanto l’americano Peter Cameron, cinquantenne, sia autore fuori dagli schemi, capace di curvare lo spazio-tempo della narrazione per portarci in una dimensione a cui, pur apparendoci irreale, siamo costretti a credere. Questa inquietante sensazione riproviamo nel suo nuovo romanzo Coral Glynn (Adelphi, 212 pagine, 18 euro, traduzione di Giuseppina Oneto) che, in questi giorni, esce negli States, contemporaneamente all’edizione italiana. Figura centrale è Coral Glynn, bella e sventurata, sola al mondo, orfana di entrambi i genitori, vulnerata dal lutto di un fratello morto in guerra. La incontriamo nella campagna inglese del Leicestershire, in una primavera fosca e piovosa. Ma avrebbe potuto brillare uno sfavillante sole nell’intenzione di chi vuol creare un clima gotico? Siamo nel 1950, vigono pregiudizi e pruderie nell’animo anglosassone dell’epoca. Teatro dell’azione è Villa Hart, dove Coral dovrà assistere la vecchia e intrattabile padrona di casa, malata di cancro in fase terminale. La casa sorge su un’altura, circondata da campi allagati, al limitare della Foresta Verde, luogo sinistro, invaso da aspro agrifoglio, tra le cui fronde avrò luogo un episodio di crudeltà. Nella villa, con l’ammalata e la bisbetica domestica tuttofare vive il maggiore Clement Hart, figlio poco incline a pietà nei confronti della madre morente, invalido di guerra per terribili ustioni, ma soprattutto segnato nell’animo da incomprensioni materne. Come non bastasse, l’infelice maggiore è, in un certo senso, perseguitato dalle allusive recriminazioni di Robin, a cui, in età giovanile, è stato legato da passeggera debolezza omosessuale. Verrebbe voglia di ripensare alla brughiera di brontiana memoria o all’atmosfera inquietante creata da Daphne du Maurier, nei suoi romanzi ambientati in Cornovaglia, ma è solo un pensiero di passaggio, perché l’ironia e il senso del grottesco di Cameron ci fanno subito cambiare rotta, anche se qui sono presenti la misteriosa foresta, teatro di un delitto, il piacente maggiore ferito, dalla virilità compromessa, che scopre in Coral una giovane ultrariservata, dal fascino elusivo. Clement e Coral, dopo vari ripensamenti della ragazza, si uniranno in matrimonio, con grande rammarico di Robin che vive con Dolly, una moglie copertura, di cui non potrebbe importargli di meno, la figura più umoristica del romanzo, logorroica e buona a nulla, ma capace di… Non anticipiamo, perché fa parte dello strepitoso ed imprevedibile epilogo del romanzo. Dialoghi stringenti e ricchi di humour, lessico mordace sotteso dall’insistita nota del dolore, inevitabile nella scrittura e nel modo di sentire la vita da parte dell’autore, di sorpresa in sorpresa, ci condurranno allo stupefacente epilogo, resi inclini a sentirci parte del «cuore dorato e incandescente dell’universo», perché di questo è capace un grande scrittore.

Grazia Giordani

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2 responses to this post.

  1. Uscito stamani nei consueti quotidiani a cui collaboro.
    Buona lettura

    Rispondi

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