Un Carrisi fantasy tra Titanic, fumo e trincea del 1916

IL LIBRO. «La donna dei fiori di carta» Affabulazioni e clima evanescente grazie al tanto deprecato tabacco

21/05/2012

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Donato Carrisi

Più evanescente e delicato l’ultimo Donato Carrisi, dopo il successo che gli hanno procurato Il suggeritore e Il tribunale delle anime. Dal thriller macchiato di sangue, con La donna dei fiori di carta (Longanesi, 169 pagine, 11,60 euro) l’autore si concede al noir d’amore. Anche qui la morte è presente, ma in maniera meno impressionante, con inquietudine. Siamo nel 1916. Sulle pendici del Monte Fumo gli austriaci difendono il loro ultimo avamposto. A Jacob Reuman, medico dell’esercito austriaco, viene affidato l’incarico di far confessare un prigioniero italiano che non vuol dire nemmeno nome e grado. Invece è questione di vita o di morte. Nello spazio di una sola notte dovrebbe avvenire la rivelazione. Un’esplosione interromperà il colloquio, che avrà uno strascico ventun anni dopo. Il medico austriaco, Jacob Reuman, è stato scelto per l’interrogatorio perché parla italiano e perché ha un aspetto meno militaresco degli altri ufficiali, essendo un uomo provato dall’umiliante dolore procuratogli da Anja (la «donna dei fiori di carta» che dà il titolo il romanzo) che lo ha abbandonato. Il prigioniero italiano pone una condizione prima di rivelare il suo nome e il suo grado. Ovvero Reuman dovrà ascoltare una segreta storia che gli offrirà il modo di rispondere a tre domande: «Chi è Guzman? Chi sono io? Chi era l’uomo che fumava sul ponte del Titanic che stava affondando?» A questo punto la narrazione prende sempre più il sapore di favola dal clima orientale. Non possiamo tacere l’accortezza di Carrisi nel tirare in ballo il Titanic proprio nell’anno delle commemorazioni. Ma l’autore sa farlo con una grazia tutta speciale, presentandoci figure mitiche come questo Guzman, irriducibile affabulatore secondo cui «un giorno, nel futuro, tutte le famiglie all’ora di cena avranno qualcuno che si siederà a tavola con loro e gli racconterà delle storie. Sarà una cosa normalissima, vedrai. Come avere il teatro in casa». E poi il settecentesco capitano portoghese Rabes e l’affascinante Davì. Personaggi che si sovrappongono e rincorrono, intorno alla bellissima Isabel, affascinati dalla voce di Guzman che pratica l’arte dell’ozio e del fumo (fumava anche l’uomo in smoking sul Titanic naufragante…) che racconta storie sue e altrui, trasportandoci in tempi e paesi lontani. La favola di Carrisi si fa sempre più intrigante con tutti i suoi paralleli tra il Monte Fumo e i sigari preziosi fumati da Guzman. E non è un’altra solleticante coincidenza che la montagna dell’ultimo avamposto sembri un monte di ghiaccio come l’iceberg che squarciò il transatrantico? Dire di più, sciogliendo l’enigma, in una storia tra invenzione e realtà dove il Monte Fumo e il Titanic sono esistiti veramente, dove il Guzman e Isabel e non solo loro, ci sembrano parto della fervida fantasia dello scrittore, sarebbe improvvido e inopportuno. Lasciamo gustare ai lettori l’atmosfera sognante e fatata. Ma non imitate Guzman con i sigari: il tabacco fa male, lo ribadisce Carrisi stesso in una simpatica postfazione. Grazia Giordani Uscito oggi 21/05/2012 nei consueti quotidiani cui collaboro

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5 responses to this post.

  1. Un delicato “noir d’amore”

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  2. Donato Carrisi, noto per i suoi thriller, non i ha mai ispirato a leggerlo. Forse, ma quasi sicuramente, questo mio rifiuto è errato ma questo romanzo che hai tratteggiato con notevole abilità non so il perché mi stuzzica, mi stimola a leggerlo.
    Sei veramente sorprendente come abile stimolatrice delle attenzioni dei tuoi lettori.
    Un abbraccio serale
    Gian Paolo

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  3. E se c’è anche l’amore m’invoglia alla lettura. Non conoscevo quest’autore, vedrò di colmare questa mancanza. Che dirti, cara Grazia, se non che la tua bravura è qualcosa di sempre più affascinante, la mia constatazione è ammirazione sincera.
    Un abbraccio mattutino

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  4. Sono certa che ti piacerà, Annmaria.
    Bacio.
    grazia

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