I falò dell’autunno

Non possiamo fare a meno di pensare con estremo rammarico a quanti altri pregevoli romanzi avrebbe potuto scrivere Irène Némirovsky (Kiev, 1903–Auschwitz, 1942) se la furia nazista non l’avesse perseguitata. E questo nostro pensiero si avvalora, leggendo il bellissimo I falò dell’autunno (Titolo originale: Les Feux de l’automne, pp.238, euro18) che Adelphi, intento a curarne l’opera omnia, ci propone nell’accurata traduzione di Laura Frausin Guarino, con nota al testo di Olivier Philipponnat. Scritto a Issy-l’Eveque tra il 1941 e il 1942, uscito postumo nel 1957, il romanzo è stato tradotto a partire dall’ultima versione del testo ritrovata tra le carte dell’autrice; versione che – ricostruita grazie alle ricerche di una studiosa italiana, Teresa M.Lussone – è stata accolta nelle Oeuvres Completes apparse in Francia nell’autunno del 2011.

Cuore de I falò dell’autunno è un sogno, quello in cui, poche ore prima di morire, la vecchia nonna della protagonista vede se stessa prendere per mano la nipote e insieme a lei attraversare vasti campi in cui ardono dei falò. (‹‹Sprofondò in un sonno breve e leggero e si ritrovò in un luogo sconosciuto dove vedeva Thérèse venirle incontro. Lei la prendeva tra le braccia, le accarezzava il viso e le diceva . . . Oh, con quanta saggezza le parlava! Le spiegava il presente; le svelava il futuro. La prendeva per mano e camminavano insieme attraverso grandi campi in cui ardevano dei falò. Vedi, le diceva ‘sono i falò dell’autunno; purificano la terra, la preparano per nuove semine. Voi siete ancora giovani. Nella vostra vita questi grandi falò non hanno ancora cominciato ad ardere. Si accenderanno. Devasteranno molte cose. Vedrete, vedrete …››)

La narrazione ruota soprattutto attorno a tre famiglie della piccola borghesia parigina: i Brun, i Jaquelain e gli Humbert. Siamo nel 1914 e Martial Brun, medico dai sani principi, sposa la giovane  Thérèse. Matrimonio di brevissima durata perché Martial muore in prima linea, in guerra, cercando di salvare un malato. Bernard Jaquelain, coetaneo di Thérèse si era arruolato, appena diciottenne, deciso a combattere eroicamente. Ma quello che vedrà al fronte, farà crollare le sue illusioni: solo distruzione, morte e dolore. Contemporaneamente a Parigi c’erano gli sfruttatori, i “pescicani”, quelli che facevano grossi affari proprio a causa della guerra. Tra costoro, Raymond Détang, sposo di Renée Humbert, rimasto in città per intrallazzare approfittando dell’occasione. La guerra porta inevitabili mutamenti anche nei costumi. La città non è solo cambiata esternamente. Sono la morale e il cuore della gente ad essere mutati. Lavoro, risparmio, onore coniugale sono soppiantati dal più il giovane innocente che crede nella patria e nella grandezza della sua nazione. La vita piccolo borghese che i suoi familiari continuano a condurre gli ripugna. Gli piacciono gli agi di ogni tipo, il poker, le donnine. Cerca di recuperare il tempo perduto, guadagnando con la massima fretta quanto più denaro gli è possibile. Il guadagno facile comprende raccomandazioni, complicità, mercati illegali, insomma tutte le scorciatoie lontane dalla sua rettitudine passata. Anche Renée, la moglie di Détang, lo accoglierà nel suo letto, mentre il marito lo assocerà ai suoi loschi affari. Bernard avrà un sussulto di ravvedimento sposando l’innamoratissima Thérèse (il personaggio più puro e delicato del romanzo). Avranno figli, vita serena, ma l’irrequieto personaggio rimpiangerà il passato ricadendo tra le braccia della maliarda Renée. Lo attende l’assoluta rovina, l’irreparabile caduta. Come un angelo purificatore la moglie lo riaccoglierà in famiglia. La seconda guerra mondiale è alle porte. L’Autrice si addentra nel groviglio di sensazioni che abitano nell’animo umano, svelando la vera natura dell’amore, penetrando nei meccanismi di potere per restituirci, con mano maestra, la fotografia autentica della fine di un’epoca.

Grazia Giordani

 

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9 responses to this post.

  1. Ancora un capolavoro della grande Irène.

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  2. ancora la tua grande maestria a recensirlo e proporlo.!
    Grande Grazia, anche.
    baci
    cri

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  3. Non mi stancherò mai di dirlo: sei bravissima!
    E io so bene che recensire un libro non è affatto semplice; spesso leggo cose banali e di grande superficialità. Talvolta persino nei risvolti di copertina.
    Un grande abbraccio*

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  4. Un altro bel pezzo su questa straordinaria scrittrice, morta troppo presto e stranamente dimenticata dal grande pubblico.
    Ancora una volta ti sei dimostrata abilissima nell’intrecciare trama e sensazioni tanto da non distinguere quello che si snoda nel libro da quello che sono le tue sensazioni di lettrice.
    Complimenti.
    Un grande abbraccio

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  5. Buongiorno, cara Grazia, appena sono entrata nel tuo blog e ho visto l’immagine del libro, ho detto: “Incredibile!” e già: proprio ieri mio marito mi ha portato a casa questo romanzo della Nèmirovisky, lui conosce la mia passione e man mano che li pubblicano li acquista, sapendo di farmi cosa gradita.
    La storia è molto interessante e appartiene al mio genere, ma anche non lo fosse, ciò che è uscito dalla penna di quest’autrice cattura per scorrevolezza di classe.
    La stessa classe che metti tu nello scrivere sempre recensioni di grande qualità.

    Ti auguro una bella e gratificante giornata.
    un affettuoso abbraccio
    annamaria*

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  6. Grazie, Annamaria, sempre così generosa e affettuosamente presente.
    Bacio
    g*

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