La donna ideale? È un fantasma e si chiama Amelia

La donna ideale? È un fantasma e si chiama Amelia

IL LIBRO. «Se fosse per sempre», edito da Nord
Atmosfere da cinema alla «Ghost» nel romanzo di Tara Hudson

25/01/2012

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Tara Hudson

Chi si è commosso alla vista delle scene tanto toccanti quanto surreali del celebre film Ghost, Patrick Swayze e Demi Moore protagonisti, ritroverà parte di quel clima iperomantico nel romanzo “Se fosse per sempre” dell’esordiente Tara Hudson (Editrice Nord, 360 pagine, 18,60 euro, traduzione di Paola Bonini). Fin da ragazzina, l’autrice, nata e cresciuta in Oklahoma, è stata una gran lettrice di storie di fantasmi. Da questa sua propensione è nata la sua opera prima, salutata da un grande successo internazionale. Forse perché c’è una certa parte di lettori, soprattutto fra i giovani, orientata verso il genere fantasy, dove tutto può accadere. Subito, nell’incipit, incontriamo Amelia, morta diciottenne, che da molti anni si aggira inquieta sulla riva del fiume. Ha perso la cognizione del tempo e nulla ricorda del suo passato. Non sa più niente dei suoi familiari e del suo stesso cognome. Insomma, una perdita d’identità assoluta. Sa rivivere solo l’angoscia della propria morte, crede per annegamento, inghiottita dalle acque del fiume. Un giorno, improvvisamente uscita dalla sua solipsistica situazione, si accorge di un ragazzo che sta annegando e lotta per sopravvivere. Decide di aiutarlo. Come per magia, il giovane, superando la situazione di pericolo, si dirige verso Amelia: la vede e ne sente la voce. In quell’istante, l’infelice ragazza capisce di non essere più sola, avendo trovato qualcuno di cui fidarsi, oltre a tutto disposto a scoprire chi l’ha uccisa, sfidando le forze oscure che incombono e che la stanno minacciando. Piacerà, si diceva, questa scrittura sentimentale e immediata a chi privilegia gli amori impossibili che fanno evadere dal grigiore del reale e a chi ama tuffarsi nel mistero che accompagna il lettore fino all’epilogo. L’allure gotica della presenza di fantasmi è stata molto presente nella letteratura dell’Ottocento. “Cime tempestose” di Emily Bronte ne è l’esempio più eletto, ma in quel caso abbiamo sconfinato nel pianeta della letteratura d’eccellenza. Il romanzo della Hudson, seppur gradevole, non ha di queste pretese, ma sa darci l’esempio di un tenero idillio tra la rincuorata Amelia e il generoso Joshua, quasi un sodalizio tra un uomo reale e una ragazza fantasma, divenuti inseparabili nella lotta contro nemici, quali spiriti maligni, sette di streghe e veggenti con capacità medianiche. Al di là del tono di favola nera, dobbiamo riconoscere all’autrice, di aver saputo regalare uno spessore si direbbe umano, se non fosse un fantasma, ad Amelia, protagon ista che appare dotata di una femminile delicatezza di sentire. Chissà quanti uomini reali gradirebbero incontrare, nella loro quotidiana esistenza, una fantasmina tanto sensibile e amorevole.

Grazia Giordani 
Pubblicato oggi 25 gennaio 2012 in Arena, Giornale di Vicenza 
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12 responses to this post.

  1. Ai giovani piace questo genere letterario.
    E io mi sento molto invecchiata . . .
    g

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  2. Dopo due bei post molto intriganti ecco ricomparire la recensione di un libro. Ne avevo letto qualcosa domenica su questa autrice che pare essere lanciata verso le vette delle classifiche.
    Dal tuo commento mi pare che non sia un granché e il tuo sconsolato “E io mi sento molto invecchiata” mi pare un grido d’allarme. Non per te, ma un certo genere che sembra sia diventato moda.
    Un abbraccio notturno
    GP

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    • Sì, caro GP. Provo una specie di sgomento nel costatare come sia caduto in basso il gusto dei lettori nostri contemporanei che alla letteratura d’eccellenza preferisce cosucce.
      Sono i tempi che cambiano, amico mio. Una delle ragioni per cui Adelphi resta la mia casa editrice di culto, consiste nel fatto che riedita capolavori, ridà luce a grandi dimenticati. Non pubblicherebbe mai Fabio Volo et similia, tanto per dirtene una. E so già che ci siamo capiti. Abbraccio.
      grazia

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  3. Buongiorno, cara Grazia, ai giovani piace forse perché lo trovano intrigante, del resto il film Ghost e precedentemente una serie televisiva denominata: “acchiappa fantasmi”, hanno solleticato il loro interesse, che poi secondo me i giovani acquisiscono ciò che altri adulti hanno creato per movimentare le varie tendenze. Qualche tempo fa ho sentito che i tali “acchiappa fantasmi” esistono per davvero, come professione che svolgono con impegno e le chiamate ci sono: loro allontano i possibili spiriti dalle abitazioni.
    A parte questa dissertazione, la tua bella recensione presenta un libro gradevole, fantasioso al punto giusto e ben accolto dai lettori.
    Ti auguro una bella e tranquilla giornata, non so se da te la terra ha tremato, spero di no, cara amica.
    con affetto
    annamaria

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    • Cara Annamaria, Ghost fa parte di quelle “caramellosità” che mi provocano l’orticaria. Purtroppo, dissentiamo su questo punto. E non è detto che si debba avere sempre identità di vedute per essere amici, Anche a te auguro una felice domenica con un affettuoso abbraccio.
      g*

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      • Cara Grazia, io cercavo di dare una spiegazione al fatto che i giovani amano il genere letterario del quale parli: anch’io preferisco altro. Ad esempio un tempo amavo il genere fantasy, ora non più, è la maturità che porta a mutare le proprie scelte, si vede il mondo con un’altra ottica. Credo che anche i giovani poi seguiranno altro.
        un bacio
        annamaria

  4. A me piacciono molto questi libri!
    E tu lo hai saputo recensire molto bene.
    Un bacione 🙂

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  5. Un peccato mi sia sfuggita la tua recensione sulla testata. Ma è un peccato… minimizzato; avendola potuta leggere qui. E, come sempre, riconfermi una abilità e stile di descrizione che permettono al lettore di sentirsi vicino al romanzo, pur non avendolo ancora letto.
    Un sorriso per un sereno fine settimana.
    ^_____^

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  6. Grazie, stuzzicante la presentazione, a volte si ha bisogno di leggere anche cose che non siano capolavori, ma che ci conducano in altri “mondi”

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  7. Forse hai ragione, Frantzisca.
    Però è molto gratificante leggere capolavori.
    g*

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