Inquietudine

Inquietudine

Entrarono silenziosamente nella stanza i suoi piedi snelli, calzati da mocassini. Riverberi guizzanti di luce, filtrata dalle imposte mal chiuse della finestra, levigarono il pallore del suo viso. La sua mano, abituata a quella camera, cercò nervosamente l’interruttore. La chiavetta fece clic. Carte sparse per terra e sul divano d’angolo la meravigliarono subito. Edgardo era ordinato fino alla paranoia e non si sarebbe mai allontanato, lasciando un simile scompiglio alle sue spalle. Giaceva riverso, quasi nascosto dall’alta spalliera della poltrona, l’uomo con cui era vissuta per troppi anni. Dal ventre della cassaforte spalancata, uscivano altri documenti scomposti. Questo fu quello che vide, in un susseguirsi di piani cinematografici, e non provò emozione, solo stupore rivolto anche alla sua assenza assoluta di sentimenti.Aveva patito troppo in passato perché pietà e sofferenza la toccassero oggi.

Si avvicinò.

Sangue rappreso gli lordava la tempia e un rivolo vischioso aveva inzuppato il colletto della camicia. Si specchiò, senza volerlo, nel vassoio d’argento dove il morto, quando era vivo, raccoglieva le sue lussuose Mont Blanc di cui era gelosissimo («la moglie e la stilografica – usava dire – non si prestano mai»; ma lei era certa che avrebbe prestato con meno strazio la prima piuttosto che la seconda) e non si compiacque del suo stesso aspetto: era più morta del morto. Occhi spenti la guardavano indifferenti a se stessa.

E adesso, che fare?

Mentre sollevava la cornetta del telefono, forse per chiamare la polizia, uno sparo improvviso la freddò, secco e inaspettato, lasciandoci impotenti, e in preda a una fredda inquietudine,  ad osservare i due cadaveri. E mai sapremo i motivi del duplice omicidio. Ci allontanammo, in un gelida dissolvenza, attenti a non pestare la chiazza rubino scuro sul pavimento.

Grazia Giordani

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32 responses to this post.

  1. Dopo averlo scritto, ho conservato per lungo tempo una scia d’inquietudine . . .

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  2. Inquietante questa dissolvenza su piani inclinati che si intrecciano tra loro. Misteri e dubbi si acciano irriverenti alla mente.
    Chi era la donna che è entrata? La moglie? L’amante? Chi lo sparatore misterioso, che potrebbe essere anche una donna?
    Sembra quasi un invito a trovare l’assassino/a.
    Mi cimento con la fantasia. La moglie tradita.
    Sei veramente una grande nello scrivere. Leggo e invidio la tua prosa leggera e senza fronzoli.
    Un grande abbraccio serale.

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  3. potrebbe essere un buon estratto da un giallo
    mi piace molto la ricchezza delle descrizioni

    applausi!

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  4. ah ma fai i trabocchetti Grazia ! mi stavo già appassionando ponendomi mille domande su chi fosse lei…l’amante, la cameriera, la figlia…. e fino a che punto fosse stronzo Edgardo….
    🙂

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  5. Bello!
    Stefano

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  6. Mi piace e diverte la tua fantasia, G.P.
    grazie da grazia

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  7. Posted by theallamente on 17 gennaio 2012 at 15:54

    Uh! E dove sono adesso, quei due? Inquietante davvero

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  8. inquietano anche me questi piedi e questa mano che vagano nel buio della stanza…
    ma l’aveva fatta a pezzi prima di caricare la pallottola nella cornetta-pistola del telefono?
    e ancora… quando un film finisce in questo modo mia moglie si arrabbia e mi obbliga a non passare accanto al televisore così non porto in giro per la casa tutto quanto può essere uscito dallo schermo e soprattutto non lo devo portare a letto che poi la notte non riesco a dormire.
    Una bella storia, ci sarà un seguito?

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  9. o—-o vedo ora altri post qui sotto, forse avrei dovuto leggere quelli prima, li ho sbirciati ed ho trovato parole come technicolor , dissolvenza, telefono . Inquietudine era il seguito?

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  10. Narrazione efficace, truce, che agita e non si fa dimenticare.

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    • No, Falconierere, dolo DISSOLVENZA e LA SORELLA erano l’una il seguito dell’altra. Dissolvenza è un racconto datato – scritto una decina d’anni fa – cui mi è venuto l’estro di aggiungere La sorella.
      grazie da grazia

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    • Sto facendo una gran confusione con le “repliche”, Mimma.
      Quel “truce” è indovinatissimo e coglie l’effetto che volevo creare.
      Bacio.
      grazia

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  11. E’ raro trovare talenti… io ci sono riuscita: sei formidabile!
    Un abbraccio*

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  12. Buongiorno, cara Grazia, solo ora posso leggere questo magnifico scritto, che nella sua brevità offre una lettura straordinaria di uno spaccato che lascia tutto all’interpretazione. L’atmosfera e l’evento sono descritti con la tua solita classe lessicale che ti contraddistingue.

    Felice giornata, scrittrice del mio cuore.
    affettuosamente
    annamaria

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  13. Ma, ci sarà un seguito, Falconiere?
    Vedremo.
    Forse che sì, forse che no.
    Quel che è certo, resta il fstto che gradisco moltissimo le tue visite.
    Abbraccio.
    grazia

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  14. Ho divorato gialli per cinquant’anni, i misteri insoluti mi fanno venire l’orticaria…ergo rimboccati le maniche e offrici al più presto la soluzione che sento ti gira per la testa.
    Quelli che si allontanano e si fanno molte domande senza trovare le risposte, credo che siamo noi lettori catapultati in carne e ossa “dentro il tuo racconto” come fosse una dimensione parallela reale, io sono stata attenta a non inquinare le prove…eh, eh, eh…

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  15. per ora, conserviamo il mistero, frantziska . . .

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  16. intrigante…ci sarà un seguito?
    ^^

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  17. Cara Grazia, ho letto “Scrivere al caffè” sull’altro tuo blog, ma non ho trovato come commentare, così te lo dico qui: talvolta ho immaginato, in questo paese dove abito, natio borgo selvaggio di leopardiana realtà, di stare seduta al tavolino del bar che c’è di fronte a scrivere le mie cose. Già. Avrei ancora tanta poesia dentro.
    Anzi quasi natio, visto che sono venuta al mondo in un altro paese qui vicino, ma sono identici sputati gemelli.
    E anche le persone sono uguali.

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