Insicurezzae paura
L’insicurezza genera paura. Fin dai tempi più antichi l’uomo ha combattuto ostinate battaglie per superare lo spauracchio della miseria, della fatica, della violenza, dell’ignoranza, della bruttezza e – soprattutto – della morte. Non bisogna cadere nella trappola dei falsi timori, contrastati da falsi rimedi. Il terrore ossessivo della morte, quello che può mutarsi in vero e proprio panico, può essere alleviato dall’illusione dell’Arte e dell’Altrove; la fatica si vince con mezzi meccanici sempre più intelligenti; farmaci e psicanalisi debellano il dolore; sistemi culturali più agevolati e facilmente aggredibili, tentano di sconfiggere l’ignoranza; per la bruttezza ci sono cosmetici e chirurgia plastica; per la povertà esistono la produzione di massa e il welfare. Tutti questi umani espedienti, e altri ancora in fieri, dovrebbero insegnare – se non proprio una completa guarigione dall’insicurezza -, almeno un maggior equilibrio e un po’ più di serenità. Visto che, senza sicurezza, l’uomo verrebbe catapultato dentro un tunnel di ataviche paure, poiché non abbiamo bisogno solo di aria, cibo, sonno, relazioni affettivo-sociali, amore, prestigio, capacità di realizzarci, non potremmo vivere serenamente vulnerati dal terrore di aggressioni fisiche, spaventati dalle cronache dei mass media e della TV che ci va dipingendo un’Italia densa di rapine, infanticidi, delitti di famiglia d’ogni sorta, scippi a ogni piè levato. Certo, la criminalità, purtroppo, non è una favola, ma non è ragionevole lasciarsi sopraffare da esagerati allarmismi, visto che la nostra nazione – tutto sommato, consultando le statistiche internazionali della criminalità – si piazza tra i Paesi più sicuri. Non è saggio cadere nella trappola di una psicosi sempre più angosciante, anche se la vita nelle grandi città presenta gravi rischi e gli stupri sono in aumento.
Eppure, se ci fosse concesso di sognare, come sarebbe bello poter ritrovare il clima prezioso della Vienna fine Ottocento, quando pittori come Gustav Klimt, letterati come Robert Musil, musicisti del calibro di Gustav Mahler, psicoanalisti della statura di Freud, potevano suggellare “l’età d’oro della sicurezza” come la definì Stefan Zweig. Nessuno temeva guerre, rivoluzioni, violenze. Paghe regolari, pensioni e cassa malattie garantivano tranquillità anche al proletariato. La vita concepita con sobrietà e modestia poteva contare su un progresso costante, garantito dalla scienzae dalla tecnica. Purtroppo, la Prima guerra mondiale ruppe il bel sogno austriaco della sicurezza assoluta. E oggi, amaramente, viviamo tempi ben diversi, tempi molto difficili per il mondo intero. (g.g.)
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35 responses to this post.

  1. buonanotte, g*

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  2. se sognassimo di più…

    grazie del passaggio

    a presto

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  3. Notte tesoro**
    🙂
    Anna..

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  4. Bonne Nuit^^

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  5. Ogni periodo ha le sue “paure”; oggi purtroppo sono moltiplicate dall’invadenza dei media che sembrano trovare un particolare gusto nello sbattere quotidianamente il “mostro in prima pagina”…

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  6. Un popolo spaventato, quindi destabilizzato, è più facile da convincere e da gestire….Buonanotte, amica mia 🙂

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  7. credo anch’io che un popolo ansioso sia meglio soggiogabile.
    lo sanno bene tutti i dittatori e tutte le forme governative oscurantiste.
    buonanotte
    cri

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  8. Si può morire delle nostre stesse paure..certo che è un mondo complicato il nostro..
    kiss…^^

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  9. L’insicurezza degli animi nasce dalla stessa che si espande, maggiore è la sollecitazione, maggiore sarà l’effetto. Le certezze di un sistema economico e governativo producono stabilità, buon funzionamento delle cose, progresso, ma non una pace interiore totale. La produttività accellera il sistema generando ansia, la tranquillità delle famiglie la si ottiene solo recuperando i valori del passato, fatti di rispetto, amore per il prossimo, dedizione alla famiglia, meno consumismo, amore per il bello. La Vienna del passato, se anche tornasse non sortirebbe lo stesso effetto, ora i popoli hanno animi diversi, auguriamoci di riappropriarci delle nostre passate identità, solo così potremmo combattere le paure, far fronte alle sollecitazioni sbagliate e guardare alla vita con amore: è quello che si merita. Molto bello questo post, cara Grazia, ti auguro il buongiorno con affetto.
    Annamaria*

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  10. Ci sono dei periodi e dei momenti nella mia vita che mi sento insicura,ma poi passano,penso che conti molto il carattere di una persona,l’impegno,il dovere,la comprensione verso sè stessi e gli altri, l’età,l’età e le delusioni.

    L’insicurezza può diventare patologica ed allora si che è brutto.
    ciao

    🙂
    vany

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  11. Ti ringrazio per il tuo elegante contributo, un nuovo abbraccio.
    Annamaria*

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  12. Sì, Liberadivolare, il sogno potrebbe essere salvifico se non si scontrasse con un’oggettiva durezza della realtà, g*

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  13. ‘Giorno a te, Anna, g*

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  14. Buonagiornata a Rose, g*

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  15. Proprio così, Cauty, g*

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  16. “ora i popoli hanno animi diversi” – rileva, acutamente, Annamaria che ringrazio per il doppio passaggio, per di più suggellato da una rosa.
    Smack, g*

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  17. Sì, CICA, cara, il nostro è un mondo complicato, come giustamente rilevi.

    Concordo con Romanticaperla riguardo ai rischi della paura che si fa patologia. L’equilibrio non dovrebbe mai venir meno, anche nei momenti di maggior difficoltà.

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  18. Sia GRIZABELLA che CRISTINA sono convinte che la paura sia un mezzo pe dominare un popolo. E ritengo che queste care amiche siano nel giusto, vista la coincidenza del loro intelligente pensiero, g**

    Grazie a tutti voi per l’animato dibattito e un forte abbraccio da Grazia*

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  19. che bel post…tra presente e passato, tra sogno e realtà……ma con un unico comun deninatore…l’essere umano…un tempo meno all’avanguardia ma sicuramente più serneo e fleice…oggi invece sicuramente avanti…ma nettamente indietro per quanto riguarda la serenità e la felicità…..con la solo paura di non riuscire a sconfiggere la paura che ci attanaglia….bacio :-))) beba

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  20. L’insicurezza….
    Meglio sarebbe dire il non saper convivere con l’aspetto base della vita che e’ quello di non sapere cosa puo’ succedere un momento dopo che abbiamo aperto gli occhi. A me tutto sto discorso mi fa venire in mente chi per la propria insicurezza si affida a santoni maghi e simili…
    Si ha paura dell’insicurezza della vita quotidiana e non si ha paura di salire su una macchina e lanciarla a cento all’ora, ben sapendo che il corpo umano e’ gravemente danneggiabile a quaranta all’ora…
    Si dovrebbe insegnare, a scuola, un po’ piu’ di meditazione, di trascendenza, di valore delle cose. Ma penso che questo non sarebbe possibile perche’ crollerebbe miseramente il mondo di sovrastrutture commerciali che abbiamo davanti…
    Gio

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  21. Oh, Madame, il post mi aiuta a ritrovare certe particolari atmosfere che Vienna sa donare ad alcune persone. E il gioco della memoria mi riporta ad una domenica pomeriggio. Il sole dipingeva un cielo tipicamente viennese, striato di colori mai veramente definiti, come fossero deposti in un miscuglio di vecchi oli per lucidare i mobili e di foglie triturate e di fragili polveri e di cospicui sbuffi di zucchero e lievi piogge di distillati da frutta. Non so perché questo ricordo, forse perché avevo paura dell’altezza, mentre arrivavo al punto più alto della Ruota del Pater. O forse la paura che la ragazza che teneva la sua mano nella mia, la dolce Nicole, mi abbandonasse la sera della prima , lasciandomi da solo a disperarmi sul Ring, dopo aver pianto per la fine del mio lavoro al Teatro dell’Opera di Stato. Ma lì, pur nel terrore, avevo in testa i pensieri, supremi e discinti, di Egon Schiele, i sogni colorati di Gustav Klimt, le voraci colorazioni di Kokoschka, ma anche mi scorrevano le buone note del sempre giovane Arnold Schönberg. E tante teorie, fiumi di sensazioni, come un grande romanzo allo stesso tempo d’ordine e caos, che si andava sviluppando di un sogno di grandezza e di pacificazione, interrotto forse troppo bruscamente dall’urlo dell’assassinio e dal tremore del suolo per tutti quei corpi cadenti alla fine del tutto. Non è stato un brutto ricordo … Nicole, la ballerina, non mi abbandonò, perché fui io a partire per un altro lavoro, un’altra città del mondo, ed ho sempre mantenuto intatto il desiderio dell’unica torta che mi sa ammansire e sublimamente rasserenare. Grazie … leggendo le sue parole, Madame, le assicuro che una parte della mia paura per la precarietà del futuro svanisce che è una bellezza. Grazie … oh si.

    Rispondi

  22. Ri-bacio alla cara BEBA

    Rispondi

  23. …e la paura, se non viene controllata e metabolizzata, può trasformarsi in panico e in depressione.
    Il vago e il simpatico del subconscio si destabilizzano e ne sorge un grave problema…

    Tornerà a brillare il sole,
    Torneranno a cantare le cicale…
    Torneranno, le fanciulle, ad affacciarsi al balcone
    per ascoltare le serenate d’amore…

    (cliccare sulla immagine o tastierina e aprire il file)

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  24. ” strange days dear , strange days “

    Rispondi

  25. Oh, Monsieur, come sono felice di farle ritrovare le preziose atmosfere viennesi, dense di amorosi ricordi, di artistiche nostalgie, ritmate dalla musica seriale di quell’ Arnold Schönberg che spesso abita anche i miei sogni!
    Ma alla povera Nicole, ha lasciato almeno una intera torta shaker, per addolcirle l’abbandono?
    Grazie della graditissima visita che mi onora veramente.
    Un timido abbraccio.
    Grazia*

    Rispondi

  26. Sei grande, Lefty!
    Bacio.
    g*

    Rispondi

  27. Gradisco immensamente le tue tastierine musicali, Barone!
    g*

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  28. Credo che la solitudine sia generata in gran parte dalla paura. Paura degli altri, ma anche paura di noi stessi. Un abbraccio. volans

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  29. Ben detto, Volans*

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  30. La crescente difficoltà a convivere con gli altri ci porta tutti , incosapevolmente verso la solitudine e alle paure che da essa emergono……
    Un sorriso e la buonanotte
    Nemo

    P.S. Ti ringrazio di aver pubblicato la mia foto , è quella dove sono rimasto meglio:-))))))

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  31. Sempre spiritoso il nostro Gino.
    UN abbraccio e buona mattinata.
    g*

    Rispondi

  32. La paura, l’ansia, l’incertezza, sono parte di noi. Se non ci fossero resteremmo immobili. Vanno accolte, accettate, conosciute. Siamo buio e luce, caldo e freddo, notte e giorno.
    n abbraccio*

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  33. Proprio così, saggia Fogliadivite, g*

    Rispondi

  34. Viviamo in tempi strani che, in un certo senso, ripropongono gli spettri del passato. Poichè quando il benessere inizia a venire meno ci si guarda con maggior attenzione. Aumenta il malumore, aumentano le paure, aumenta la disperazione. No, non è certo un bel momento.
    Speriamo di tornare tutti a sorridere presto…
    ^____^

    Rispondi

  35. Speriamolo, Key*

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